Anna Giunchi Blog Personale


venerdì 7 gennaio 2022

Roma e l'emblema di un ginocchio


Non so mai se sia un pregio oppure un difetto, l'essere selettivi. Ebbene, io sono molto selettiva. Lo ero fin da piccola: ho una memoria straordinaria per le cose che mi interessano, mentre mi sfuggono dal naso dettagli magari più importanti, ai quali però non attribuisco valore.

E dunque mi ricordo odori, suoni, profumi legati ad episodi, belli o brutti, che mi hanno trasmesso emotività, mentre ...chissà cosa ho dimenticato.

Forse questo è un mio grosso limite, o forse un pregio, alla luce dei miei prospetti per il 2022. 

Beh, tra le mie priorità, mi sono detta, vi è  proprio il tutelare il bello che ho intorno, evitando che un transitorio male esterno, che può pure essere dettato da invidie altrui, possa contaminarlo. Proprio cosi': voglio preservare e tutelare le cose e le persone importanti. Troppe volte trasportiamo il malessere generato da altri contesti su chi non lo merita, e non possiamo sempre invocare una sua comprensione. Penso che prioritario sia il rispetto verso chi ci rispetta.

Ho provato ad ascoltarmi, e mi sono resa conto di stare molto bene da sola: in fondo, con me stessa non mi annoio mai, tra viaggi, sport all'aria aperta, lavoro con i ragazzi, studio, musica e lettura. Eppure mi rendo conto che e' solo chi è in grado di comprendere la mia mente difficile e complessa a potermi permettere di far emergere la parte più spontanea e pura che ho. E so di poter dare molto; so anche di volerlo dare: è umano.

Faccio entrare pochi nel mio mondo, e chi lo conosce ne sa solo una parte. Per la verità, sto talmente bene con me stessa che non sento la necessità di condividerlo.

Sono stata a Roma tre giorni, perché ne sentivo la necessità. È una città che mi ha dato molto e che ogni volta mi trasmette una gran serenità: ho corso, camminato, riflettuto. Sono stata bene, e tornerò a inizio febbraio.

L'"Occhio greco" è beneaugurante, perché protegge dalla negatività e dalle maldicenze. Ne ho portato gli influssi positivi anche qua; mi piacerebbe pensare di poter essere una persona migliore, limando nel tempo difetti dati da mie insicurezze.

E il mio 2022 è iniziato bene, ma parliamo a bassa voce: il ginocchio non fa male da tre giorni e ho ripreso a correre sciolta. Qualcosa è andato per il verso giusto: non guardiamo indietro ma avanti, godendoci gli attimi belli. Ci aspettano e ci corrono incontro.



venerdì 31 dicembre 2021

Epistrofì apo tin Athina

Atene.

Una vacanza travagliata tra tamponi (tre), dovuti controlli (non al rientro in Italia, ahimè), nella quale ho visitato una realtà che mi incuriosiva, soprattutto per le antichità che hanno ospitato i grandi pensatori che ho studiato con passione ai tempi del liceo.

Vedere le strade nelle quali passeggiavano Socrate, Aristotele, Platone...e immaginare le loro discussioni, mossi dall'amore per la sapienza, mi ha fatto effetto. La Acropoli pare veramente sul tetto del mondo. 

Mi sono catapultata in un periodo storico che ho amato, che mi ha accompagnato, con i propri dubbi e risposte, per gli anni dell'adolescenza. Ho visto anche una realtà fatta di sofferenza, di rassegnazione ad uno stato di povertà che vede come la soluzione un provvisorio abbandonarsi. 

Ho visto giovani lasciarsi illudere dagli effetti della droga e, immaginandoli a pochi metri dal mio albergo, mi sono rammaricata per non poterli aiutare, per il sentirmi impotente. Tutto questo mi ha segnato, mi ha fatto maturare una cognizione sullo stato di fortuna in cui vivo.

Correvo al mattino per liberare i pensieri, al parco Pedion tou areos, immergendomi, successivamente, nella realtà quotidiana di quelli che sono i nostri fratelli nel Mediterraneo. Mi piacerebbe tornarci, vivere Atene senza paure pandemiche, conoscendo, per dirette esperienze, il suo vissuto. Vorrei donare a questa terra conforto e amicizia.

Buon anno a tutti. 



domenica 14 novembre 2021

La boulevard della guarigione


L'esito della mia risonanza, 15 giorni fa, parlava di un grosso edema della spongiosa del condilo femorale laterale e del piatto tibiale, in seguito ad una lesione osteocondrale. Il verdetto mi lascio' un po' interdetta...ci fu già chi sancì il responso che non avrei più corso, nonostante i legamenti e la cartilagine intatti. Probabilmente origino' da un trauma distorsivo da sovraccarico. Così, dopo una contrattura al soleo dopo 12 giorni di corsa, mi sono messa nella mani di un terapista e il 10 novembre ho iniziato la terapia per il ginocchio. L'infiammazione acuta è passata e in un'ora di infinita pazienza, mi ha riallineato il ginocchio. A causa del mio atteggiamento di protezione era bloccatissimo, con schiacciamento del corpo di Hoffa. Il corpo di Hoffa, quando ci si mette, è molto ostile e mi limitava i movimenti anche del popliteo. 

Felice di iniziare la discesa, sono riuscita, dopo 2 mesi, a risalire sulla mia bicicletta, e pure a pedalare di spinta. Che dire? Non mi ero mai resa conto di quanto fosse bello sfiorare con i sensi quel panorama che, a piedi, pareva quasi immobile. Ho risentito l'emozione del journey: viaggio a destinazione. Questa nuova conquista di un pezzetto di indipendenza mi ha permesso di programmare i prossimi impegni, consapevole di rispettarli; so che la piena guarigione è proprio ad un passo, me la sento crescere giorno dopo giorno. Ho iniziato camminando velocemente per 12km, senza problemi di appoggio. Il ginocchio, alla seconda terapia, ha ripreso il 60% di funzionalità. Ogni giorno faccio esercizi specifici e oggi, 14 novembre, ho corso 1h30, per poi fare 1h30 di bici. Stavo benissimo. 

Al pomeriggio ho svolto esercizi di forza, per il quadricipite. Ho anche riabbracciato il bilanciere.

L'Hoffa va ancora protetto, e ad ogni seduta viene adagiato da un taping. Certe manovre sono dolorose, ma le affronto con piacere, perché i muscoli devono semplicemente riacquisire elasticità: so di dover superare la resistenza del dolore locale. Ho avuto un pò di malessere per il cambiamento di postura, ma niente di che, l'appetito è tornato. Nuoto ancora e sono felice. Ai miei occhi si sta riaprendo il meraviglioso mondo che, per un po', avevo forzatamente messo da parte.

Ma quello è il mio mondo, e non vedo l'ora di riviverne lo spettacolo.

Grazie a chi ha da sempre tifato per me. Correro' insieme a voi.



sabato 6 novembre 2021

Una corsa con Anna


Stamattina ho parlato con Anna. L'ho incontrata dove avrei saputo di incontrarla: nella pineta di Milano Marittima, a correre. So che Anna ama i parchi, i posti naturali e l'ho affiancata.

Anna è quella che fa parlare gli altri, ma di sé non parla mai...però scrive. Eppure, quando è annebbiata dai pensieri, rimugina su se' stessa e non scrive neppure. Anna sa di piacere, ed è pure narcisista, ma fa di tutto per non piacersi. "Dovresti prendere la vita non come una sfida, ma come una missione", ho provato a dirle "A non stare male di fronte al cinismo degli altri. Dovresti capire che le persone non si dividono in "amici e nemici", ma che per molte non esisti neppure e, per altre, esisti a momenti, a seconda che a loro vada o no. Hanno una memoria fissurata, come un menisco. Dedichi troppo tempo a chi non lo ha per te". L'ho invitata a non prendersela per gli errori degli altri: lei non potrà mai risolverli, così come l'ho invitata a valorizzarsi, a superare le sue insicurezze. Anna, che vive per i suoi cari, al punto da spegnersi se intuisce preoccupazioni. "I valori sono indipendenti dalle persone e dovresti smettere di idealizzarle. In fondo, gli adulti, sono solo bambini ai quali è stato tolto il velo". Al parlare dei bambini ella si è illuminata di gioia in volto, al che le ho detto: "Guarda che tu non sei sbagliata. Lo sai che ragazzi e bambini ti adorano, e loro ricercano solo persone pure, sincere. Questa è la tua più grande vittoria di vita. Purtroppo non c'è più nulla di vero nella società di adesso...guarda anche questa pineta: tu pensi sia naturale, e invece hanno tagliato alberi per fare sentieri. Solo i bambini sono rimasti il simbolo della purezza". Le ho parlato di Rousseau, di come io ritenga che il bambino non nasca come un contenitore vuoto, ma che sia come un bellissimo regalo infiocchettato, pieno di tante parole belle e virtu'. Peccato, che crescendo, questo "velo" si sgualcisca.
Mentre correvamo mi son sentita di toccare un tasto dolente: il benessere fisico. "Io so che tu corri per prevenire i dolori, ma non quelli fisici. Eppure, un infortunio ha un decorso ben preciso, un dolore morale no, non sai mai quando ne uscirai. Io so che tu stai combattendo, si vede bene. Si vede da come puntualmente curi il tuo aspetto fisico, da come ti eserciti quotidianamente per gli addominali: ti stai costruendo una corazza. Eppure vedo che sei fragile, che dentro coltivi una sensibilità che però è come un'arma a doppio taglio: la sensibilità  permette di vedere la realtà sotto ogni aspetto sensoriale, cogliendone aspetti inaspettati, ma allo stesso tempo scava nel dolore profondo. Tu devi iniziare a volerti bene. Pensa che sei un mix dei tuoi genitori, di cui sei fiera. Devi volerti bene come lo vuoi a loro. Sei frutto del loro amore".
Anna, che non parla mai, mi ha risposto: "La sensibilità è un'arma a doppio taglio, ma è la mia arte. Attorno alla sensibilità ho creato la scultura di me stessa. È la mia forza".

mercoledì 27 ottobre 2021

Tutto accadde il 19/09/2021...



Sto frugando nella memoria, che mi riporta a oltre un mese fa...

Stavo correndo un 6x400 in pista, a ritmo tranquillo, al seguito di una settimana di scarico dopo la bellissima esperienza nei 400hs a Rieti. Mi fermo, appagata dal lavoro svolto, e sento una fitta in corrispondenza del collaterale laterale, zona tibiale anteriore. Non riesco a camminare e, prontamente soccorsa con ghiaccio e sedia a rotelle dal presidente della Asd Atletica Cervia, rimango in ufficio, per poi tornare a casa con la mia auto, che egli era andato a prendermi da casa, facendomi da autista. Il pronto soccorso non evidenzierà qualunque frattura dalla lastra, e la dottoressa mi suggerirà pomata e riposo. Beh, non si è risolto in poco tempo, perchè c'era di mezzo una distorsione di secondo grado.

Il resto è ben noto a chi mi è stato vicino, e oggi, dopo due allenamenti di “accertamento”giorni fa, posso dire di poter riprendere tranquillamente a correre. Oggi la risonanza accerterà lo stato del mio ginocchio. E' originato il tutto da una infiammazione della bandelletta ileo tibiale? Quasi sicuramente, dovuta ad un carico eccessivo del vasto laterale e del tibiale anteriore.

E' bello uscire di casa, provare i primi appoggi e capire di poter correre, senza rientrare al domicilio subito, non sentendosi sicura.

In questo periodo ho capito molto. Ho pensato molto. Mi sono anche chiusa un po' in me stessa, per prendere decisioni pure importanti. Ho anche pianto.

E ho veramente capito chi mi è stato vicino, chi mi avrebbe potuto dare di più, chi mi ha dato più di sé stesso, chi ci sarà sempre.

Andando per tempo, sono partita per Milano lunedì, tre giorni dopo l'infortunio, e mi son veramente sentita trattata da “Ministra”, con spostamenti in auto e tanta vicinanza empatica. Questa esperienza mi ha fatto conoscere più profondamente delle persone speciali. C'è stato chi, seppur lontano, mi ha contattato per chiedermi lo stato di salute…beh, sarà sempre il mio allenatore. C'è stato chi, a Roma, mi ha fatto da taxi per condividere insieme una serata, chi mi ha dedicato tante parole di conforto. Certo, esistono condizioni di salute ben peggiori, eppure, chi mi conosce, aveva ben capito le mie difficoltà. Beh, d'altro canto, c'è stato chi con me si è di nuovo inabissato, amalgamato con chi mi ha fatto del male; la stessa persona che, ad uno sporadico mio messaggio, mi liquidava sempre con impegni improvvisi, cene anticipate o parenti. Ha acquisito un apripista verso il percorso della cattiveria. Buon caffè.

E poi, il nuoto. Il nuoto che ho riscoperto e mi ha permesso di "non affogare" nella demotivazione, che in 10 giorni, da 60 vasche, mi ha portato a farne 128. Uno sport che non mi abbandonerà, che mi ha aperto la mente verso ipotetici impegni agonistici futuri, che comporteranno scelte dolorose, soprattutto quando si è sempre vista, per anni, “quella” maglia come una seconda pelle.

E ancora…in questo periodo ho consolidato l'amicizia con le “Pecore nere”, e loro sanno di chi parlo. Compagni di chiacchiere e sfoghi.

A tema, mi sarei aspettata di più da qualcuno, mentre ho ricevuto tantissimo dai miei ragazzini e dalla asd Atletica Cervia. I ragazzini e il Presidente mi hanno aiutato nel realizzare i percorsi di allenamento, mi tenevano le stampelle e le provavano pure; qualcuno ha pure acceso una candela per me. C'è stato anche chi “non sapeva nulla del ginocchio” ma aveva visualizzato tutte le mie foto con le stampelle, e chi forse ha sperato in un infortunio serio. Forse, ma queste faccende mi rendono più forte.

E poi, mia mamma, capace di farsi 120 km per portarmi al lavoro, ma di questo non avrei mai avuto alcun dubbio, perché ha sempre collocato noi figli prima di lei stessa. Ancora spero di poter diventare come lei: dei genitori migliori mai avrei potuto avere. 

Ecco, tutto questo mi è servito a confermare quello che già sapevo. Però mi ha arricchito e reso migliore. Ancora una volta.


venerdì 8 ottobre 2021

La pazienza e l'attesa

Il periodo di infortunio continua: l'impingement motorio sta calando a poco a poco. 

Riesco a flettere il ginocchio con sempre più rapidità, limitando il più possibile i movimenti a rischio. In verità ho ancora qualche timore. Lavoro il doppio per la parte superiore e...mi manca il non arrivare a quella piacevole sensazione di stanchezza. Corro sottosoglia, per meno tempo, su superfici morbide. Inizierò a farlo come piace a me quando sarò sicura del non avere dolore all'arto.

Sto lavorando a Ravenna all'Istituto tecnico per Geometri, mentre al pomeriggio mi dedico ai miei ragazzi di atletica, che stanno aumentando in maniera quasi esponenziale, trascinando di volta in volta i propri compagni di classe. Di questo sono veramente contenta: la potenza del passaparola è veramente incredibile. Poi, che dire...con loro sto proprio bene.

E per le gare da correre (ne ho già saltate tre) io aspetto. Aspetto tassello per tassello le piccole conquiste giornaliere di un fisico che ha voglia di tornare com'era prima, che brama una corsa spensierata, come faceva un mese fa.

Aspettare, in fondo, è un'arte, e so di saperlo fare. Nell'attesa si possono scoprire tante cose che prima erano trascurate; nell'attesa ci si può preparare al Bello che si apre davanti a noi.

Nell'attesa del Desiderato si può studiare per imparare altro, o si può ripassare cio' che si è studiato in passato. Mi piacerebbe tornare a studiare. Non vi è un'età per non farlo.

Anche aspettare qualcuno è bello, perchè ci si prepara per un incontro, perchè si immagina come sarà il reincrociare gli sguardi, il parlarsi. Attendere è dedicare un ulteriore tempo a chi si aspetta, pur senza averlo vicino: lo si immagina.

Ho sempre amato attendere, ancor più che catturare il piacere, pur essendo io un'istintiva pura.

Beh, poi ho sempre amato attendere un viaggio, un premio, una gara, un treno, perchè tutto torna a chi sa aspettare, e il futuro gli apre sempre la porta.




lunedì 4 ottobre 2021

Spettatrice per un giorno

Di solito coltivo sempre un motivo che si nasconde dietro un mio non scrivere per tanti giorni nel blog. 

E non voglio parlare o ipotizzare impegni: se si vuole una cosa, il tempo per essa si trova.

Per la verità, quando sono impossibilitata a fare o a fare in forma restrittiva le cose che amo, tendo a "spegnermi". Vuoi che sia per quel maledetto livello di adrenalina che mi fa stare bene, vuoi che sia per una interruzione di una routine che mi manteneva una sicurezza di fondo.

Che non corro bene e come piace a me sono ormai 20 giorni, e potrebbe apparire un niente. Eppure, e qui non ho da insegnare alcunché a nessuno, quanto di condividere uno stato d'animo, la privazione dalla corsa per me è radice di un profondo turbamento. Non è un bisogno primario, e questo lo so, ma costituisce la serratura per la chiave della mia serenità. E si trascina dietro tanti aspetti del mio carattere: la mia immagine estetica, il mio rapporto con il cibo, l'umore, i miei contatti sociali.

Reduce da una vittoria a Rieti al campionato italiano master dei 400hs, si apriva davanti a me un periodo agonistico gratificante e, magari, pure vincente. Poi...quella sensazione di cedimento al ginocchio a fine allenamento, il ghiaccio, le stampelle, il pronto soccorso, il futuro anteriore e, or come ora, la modalità telepatica di ascolto di ogni rumore articolare. 

E fa effetto percepire tanto affetto, anche di quello che non si dichiara ma si sente, da parte di persone che colgono e capiscono un mio danno fisico e psicologico.

Droga? Dipendenza? Chissà, forse il movimento è diventato un bisogno, per me, fisiologico.

Non ho corso l'Appia Run, ma mi sarebbe piaciuto, e me la sono vista da fuori, al passaggio, dopo una presunta corsa alternata a passo in Caffarella. Mi sono divertita, in un week end romano nel quale avevo coltivato tanti progetti, ma ho trovato ben più piacere nel rivivere le mie amicizie, ormai pezzi di vita, che cerco ogni volta. Mi fanno stare bene.

Si tratta di aspettare, di aspettare ancora, di immaginare il bello di quando tutto sarà come prima. Si tratta di immaginare, di creare pensieri alternativi, di non ancorarsi a vincoli materiali, ma di andare oltre.

Forse il pensiero può correre più delle gambe, ma va allenato.




Anna Giunchi la maratoneta

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