Il 2026 irrompe strappando con mano i miei progetti.
E lo fa a partire da una competizione del 31 dicembre, We Run Rome, per poi frantumare il mio desiderio di concludere degnamente una maratona, alla quale sarebbe mancato qualche lavoretto lungo e variazioni in progressione.Tutto questo riguarda unicamente la mia sfera personale, ma brucia, brucia assai.
Perché quando si pianifica un progetto, si rispettano dei tempi, si compiono sacrifici e si fa non poca fatica durante gli allenamenti, che un evento di salute ti stoppi brucia. E me lo ripeto, che brucia parecchio.
Dapprima perché si tratterà di allungare i tempi di guarigione e di recupero, e in seconda istanza perché nel frattempo i tempi di guarigione e di rendimento, che sto aspettando, si prospettano lunghissimi, con un freddo inverno che non aiuterà certo il mio fisico.
Non mi sono goduta il fine anno che avevo ipotizzato, ma ho avuto tempo per pensare.
Ho incontrato chi mi ha cercato e che starà con me 365 giorni l'anno, ho avuto chi mi ha telefonato per sapere come stessi, così come ho potuto constatare, in certe dinamiche, di essere utile solo a fini "produttivi"...se arriva un calo fisico si scatena un senso di colpa su di me, come se quel che dò in termini di lavoro, che è sempre in più se collocato in un periodo di "ferie", fosse sempre scontato.
Il mio corpo merita più ascolto e non ha senso spremerlo solo per dare ad altri un qualcosa che è parte del mio senso del dovere.
Non so quanto durerà questa influenza, ma il peso della società consumistica mi fa dire che "No, non posso ammalarmi, perché qualcuno si aspetta qualcosa da me". Ma non si aspetta certamente "me".
Eppure dietro quello che produco c'è quello che sono, e quel che sono ha degli aspetti che nessuno vedrà mai.
In fondo, a chi importa realmente come uno stia? Siamo fatti per servire, ma non siamo mai serviti...ognuno intenda la semantica che vuole.
Beh, mi dispiace non aver corso una gara che è sempre circondata da una atmosfera di festa, ma che posso farci?
Roma, si sa, è affascinante da qualunque parte la si guardi. E a me in particolare sono sempre piaciuti quei "contrasti" che la rendono unica.
C'è un punto in cui mi piace particolarmente andare, correndo o camminando: è quella parte che unisce la Tuscolana con la Casilina vecchia, costeggiando la ferrovia, protetta dell'acquedotto romano, che guida chi attraversa la città.
In un attimo, dalla Roma popolosa e ricca di attività commerciali, si sconfina nella zona pigneto e Tor Pignattata, con prefabbricati realizzati chissà come e con un addensamento urbano completamente diverso.
Ho sempre amato questo spaccato della città, che molto mi fa pensare al tanto amato SudAmerica, seppur sia colorato con toni differenti.
Andando più piano si osserva di più, e mi sono sempre fatto caso che, ad accompagnare un cammino più o meno tempestoso, ci sia sempre quel Sole che spinge le nuvole per salutarmi.
Buon Anno a Tutti voi. Sappiate che spesso è proprio il Sole a Trovarvi.



