Anna Giunchi Blog Personale


domenica 22 marzo 2026

Cervia Run 2026: tra Scuse e Scusa

 



La testa di un atleta di endurance è complicata, ma estremamente prevedibile.
Così si tende ad aumentare i km in gara per migliorare il proprio pace ("Era 10km anzichè 9,9"), così come c'è chi inventa scuse per giustificare brutte prestazioni (cibo, litigate, percorso) o ancora, affermare che "nonostante tutto" e non "grazie a", si è realizzato un tempo eccellente.
Io credevo molto in questa gara, con memoria di un anno fa, quando la conclusi con un tempo per me traguardo di tanti sacrifici e dopo un lungo percorso di ripresa: 1h34.25, nel mio picco di forma 2025.
Ho lasciato da parte i tempi che avevo, di 10 minuti più veloci, per concentrarmi su un modesto "ricostruirmi".
Ho pensato a questa gara quando ho chiuso due settimane fa una delle mie migliori Roma Ostia degli ultimi 6 anni...1h35..."A Cervia si deve per forza scendere".
Ho pensato a questa gara quando mi allenavo e vedevo dei buoni recuperi e ottimi stati mentali.
Ho imparato negli anni, a vedere la gara non solo come temporaneo obiettivo, ma anche come compagnia costante, immaginando, ad ogni allenamento, di concludere un impegno agonistico.
Gestisco la mia tensione pregara in maniera alterna, ma ne sfodero il meglio nella seconda parte della gara, quando vedo i km al traguardo diminuire e inizio a fare una progressione, che parte sempre da input mentale.
Corro per chi mi ha preso in mano e ha piena fiducia in quella che potrei tornare, e posso dire che è questa la motivazione che mi fa andare più forte. Noi atleti di endurance veniamo spesso accusati di egoismo, di "pensar solo a noi", mentre invece sento in me l'esatto stimolo contrario: sappiamo dare tantissimo al nostro sport e anche agli altri, compiendo spesso sacrifici incomprensibili ai più. Non tradiamo mai la nostra passione, le dedichiamo tempo e rispettiamo tutte le pratiche per "farla stare meglio".
Qualcuno direbbe che compiamo sacrifici, ma non è così: è una scelta, e una scelta non è mai un sacrificio.
Io sono rigida di indole, schematica nelle mie routine.
Ho dei valori e non perdono chi me li calpesta. Apro la porta della mia vita a chi mi merita, ma se la chiudo non c'è più possibilità di recuperare.
Ed è forse su questi miei aspetti caratteriali che continuo a correre, ad essere ambiziosa, a stringere i miei focus. Vado a cercare stimoli nuovi, lavoro in palestra, seguo il mio modello di vita.
Questa settimana, dopo una domenica impegnativa sui 20km in pineta, nel trail di lido di Dante (bellissimo), vedevo che andava tutto bene. A partire dal clima, dalla sensazione delle gambe, dal respiro e dai ritmi.


I 4x1500 di giovedì avevano ricavato un 4'31 di media, su un ipotetico 4'42. Sto iniziando a digerire i lavori più duri, anzi...mi sta pure piacendo il loro sapore.
Mi ascolto, mi sottopongo a massaggi, cerco di lavorare sulla mia tecnica di corsa.
E in più oggi c'era anche Cervia, la mia cittadina, che non volevo tradire, alla quale volevo dedicare i miei sacrifici.
Oggi avevo tutte le condizioni a mio favore, con una gara a 3km da casa, senza la levataccia del treno del giorno prima. Era solamente un pò più freddo, e questo è bastato per stravolgere i miei piani.
Il vento non è stato poi così severo, e al secondo giro ho sentito che tutti i calcoli erano saltati.
La corsa è un vero e proprio archetipo (per dirla alla Jung) della vita ed è forse l'unico sistema per addomesticarmi ad un rigore quotidiano. Oggi il cronometro non ha reso fede al mio rigore.
Ho concluso la gara con 2 minuti in più del previsto, peggiorando anche la prestazione del 2025.
Alle mie domande su cosa non sia andato rispondo setacciando alcuni elementi: troppo ottimismo e presunzione, poca e insufficiente colazione, weekend impegnato tra serate e servizi in Protezione Civile, pensiero non libero da concorsi e lavoro.
Le mie scuse forse non erano sufficienti, ma come ogni atleta di endurance che si rispetti, le ho stese belle pronte.
C'è però un merito, un "grazie a", comparso negli ultimi due km: il supporto di Achille. "Non siamo solo noi a fare fatica, anche tu", mi ha detto; Achille è una splendida presenza del mio corso adulti serale. Lui mi insegna sempre di più...e ve ne parlerò.
Mi rimetto in gioco a Latina, tra una settimana. E non avrò scuse.

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Anna Giunchi la maratoneta

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