Anna Giunchi Blog Personale


mercoledì 14 novembre 2007

E ora?


Sto realizzando quanto mi son persa del viaggio di New York...

Per guardare quel maledetto orologio ho in memoria solo le voci del pubblico, per il resto, vuoto e fatica. Tuttavia ero felice, e lo testimonia la foto di fine corsa, che il mitico Eugenio, colui che mi ha evitato di rimanere smarrita per la città di Manhattan, e precisamente tra la 49 esima e la 48 esima strada, mi ha inviato.

Ovviamente non mi fermo mai e ieri ho fatto tre ore di tennis, oggi ho nuotato e lunedì, come da consiglio, 12x400 e gradoni. Ora come ora si cerca solo di riavviare queste gambe stanche.

Solo un attimo di perplessità ieri sera, quando ho avvertito un piccolo risveglio di fascite. Il motivo?1h e 15 di corsa e tre ore di tennis con i plantari invertiti!!

Che bello essere così incasinati come me!

sabato 10 novembre 2007

Tennis e maratona

Quest'anno ho ripreso a giocare a tennis: sto facendo il corso da istruttore di secondo livello, a Roma.
Reduce dalla bellissima esperienza vissuta alla Maratona di New York, non vedo perchè non provare a fare un parallelo fra due sport così diversi, quali il tennis e la maratona. Praticandoli tutti e due, posso fin d'ora elencare elementi comuni e discordanti fra le due discipline, partendo, innanzitutto, dalle diverse condizioni ambientali nei quali poterli praticare. Per quanto riguarda la corsa, si corre sempre fuori, e le gare non vengono mai rinviate in caso di maltempo: si corre anche con la neve o con la pioggia a catinelle (peggio, anche con le trombe d'aria...). Indubbiamente questi fattori determinano poi una certa indole nell'atleta, più temprato e disposto, diciamolo, al sacrificio fisico. Psicologicamente, per un tennista, abituato, con l'irrigidirsi delle temperature, a spostarsi nelle strutture al coperto, praticare attività fisica invernale all'esterno, con il freddo umido che gli entra nelle ossa o, peggio, con le scarpe che si inzuppano di fango, è quantomeno impensabile (a Roma si gioca sempre fuori, ma le temperature sono meno rigide che al Nord Italia). Allo stesso tempo, però, un maratoneta si sente a disagio se deve svolgere attività fisica in un ambiente riscaldato e, proprio grazie a questa abitudine data dal correre malgrado qualunque condizione climatica, risulta molto più resistente alle malattie di stagione (nei tempi antichi non c'erano termosifoni!).
Il tennista, inoltre, è abituato ad allenarsi in condizioni di visibilità ottima, mentre il corridore corre anche di sera, o in condizioni di luminosità insufficente (dopotutto non deve cercare l'impatto con una pallina, ma si preoccupa solo di mantenere il proprio ritmo di corsa).
Un fattore che differenzia i due sport è anche quello fisiologico: aerobico alattacido uno (il tennis), prettamente aerobico l'altro (il fondo, la maratona, appunto). Il maratoneta deve cercare il più possibile di "risparmiare", basta un appoggio più brusco del solito o un leggero dislivello per modificarne il battito cardiaco. La maratona è una continua gara con la propria soglia aerobica; certo, vi sono determinate situazioni che richiedono una considerevole variazione di ritmo, ma non si trattano mai di scatti brevi, ma piuttosto di allunghi, di progressioni. Il tennis, invece, è fatto di continui spostamenti laterali e in avanzamento, è fatto di pause, di brevi scambi se si gioca in campi veloci e di interminabili "remate" da fondocampo se si gioca in campi più lenti (in quest'ultimo caso si cerca un ritmo simile a quello del maratoneta, che prima o poi verrà spezzato o da un errore o da un colpo vincente). E' uno sport strategico, che prevede l'utilizzo di schemi tattici differenti in base all'avversario, al campo, alle condizioni metereologiche; schemi che richiedono anche fantasia e viva intelligenza. Anche in maratona vi sono schemi tattici (bisogna sapere superare al momento giusto gli avversari, studiarne le variazioni di ritmo, ascoltarne il respiro per capire se sono in stato di affaticamento oppure no) ma gli atleti sono all'interno di un contesto assolutamente differente dove possono essere tutti avversari ma può anche non esserlo nessuno: ci sono maratoneti che si fanno condizionare da come gestiscono la gara gli altri, mentre ci sono quelli che gareggiano sempre e solo con loro stessi e con i loro tempi personali (a queste persone, per la loro salute mentale, andrebbe tolto l'orologio!).
Il tennis ha uno, massimo due avversari e basta; è un confronto frontale, ci si guarda negli occhi: in maratona, invece, si ascolta solo il respiro di chi ti corre a fianco, senza sprecare energie nel voltarsi a guardarlo, diciamo che si "intuisce"l'avversario, non lo si studia.
Un fattore che accumuna le due discipline è dato dalla metodica degli allenamenti: ripetitivi, intensi, di estrema concentrazione. In un caso, quello del tennis, si ricerca la precisione, nell'altro caso, la maratona, si cerca la regolarità del passo; è sempre precisione ma in termini non spaziali, bensì temporali: fare le ripetute (correre 3 volte i 6000 metri) sempre a quel ritmo, in modo da rendere il passo automatico. I carichi di lavoro, è chiaro, sono differenti.
Altro fattore discordante: le abitudini di vita: il tennista si concede qualche svago e non sono rari campioni, vedi Safin, che conducono una vita un pò sregolata, con qualche eccesso nel cibo e nell'alcool. Il tennis, dopotutto, lascia spazio ai fantasiosi, ai creativi, ai personaggi. Nel maratoneta non capiterà mai di trovare un atleta indisciplinato: sono precisi, calcolatori, a volte ossessivi per quanto riguarda l'alimentazione, e al termine di ogni gara ripensano sempre a dove hanno sbagliato, se "l'aver dormito un'ora in meno" può aver influito sulla prestazione.
Le due discipline, così diverse, possono integrarsi? Per esperienza personale posso dire che, da quando sono diventata maratoneta, tutti gli altri sport, essendo intervallati da pause, mi appaiono molto meno faticosi, più divertenti. Allo stesso tempo un'attività come la maratona richiede una concentrazione talmente prolungata nel tempo e una tale resistenza che uno scambio di 20 palleggi si raggiunge con estrema facilità, senza eccessivi stress fisici o mentali. Tuttavia la tensione che precede una partita di tennis è decisamente più alta rispetto a quella che precede lo starter di una gara di fondo o mezzofondo; il tennis, infatti, richiede schemi motori e strategie mentali più complesse rispetto ad una gara di corsa su lunga distanza. Pensiamo, ad esempio, all'azione più istintiva che ci capita di fare quando ci troviamo in una situazione di estremo pericolo: correre, non certo fare uno smash...

E' RITORNATA!!!!!!!!


Guardatela, è lei!!!E' tornata da Fiumicino, era distrutta...Te credo che non me l'hanno data, era completamente sfasciata!Dentro mi si è rovesciato un integratore e tutti i vestiti erano pieni di polverina bianca: forse a New York pensavano fosse COCAINA!!

NEWS



Novità in arrivo dall'aeroporto di Fiumicino: la mia valigia non è stata ancora ritrovata. Un inizio di addio al Garmin, agli amminoacidi, alla canotta della mia società (QUANTO HO SUDATO PER AVERLA!!), alle nuove Mizuno comprate ad un prezzaccio, ai ricordi materiali di NY, alla macchina fotografica con il rullino. A quel paese!!!
Vedo un pò come sto, e quasi quasi, domattina, mi faccio una sgambata alla gara di Molinella, vicino a Bologna, non si sa mai.
Da oggi metto in atto le iscrizioni alla maratona di Latina e alla maratona di Roma, almeno ci provo, e oggi mi godo un pò il rientro nella mia città, un rientro SENZA VALIGIA.

AAAAARGGGGHHHHH!!!!

giovedì 8 novembre 2007

Università a tutto spiano



Ore 8 e 20 circa, nuoto. Poi 2 ore di attività pratica (oggi a lezione abbiam giocato a rubabandiera, che bello!), ancora lezione e, stasera, allenamento. Ieri 1 ora e trenta (ultimi 15 minuti di allunghi)in una splendida cornice romana al tramonto, poi cena a base di carne.
Così è stato il mio rientro da N.Y., e devo dire che, fino adesso, il fuso orario non mi ha assolutamente dato fastidio: non ho preso melatonina e simili.
Che ricordo porto con me?Un ricordo un pò nostalgico, un pò malinconico, ma bello. E' stato bello tutto: compagnia, viaggio (turbolenze a parte), gara e pasta party (mamma mia, che abbondanza e spreco)...
Adesso, giustamente, devo riprendere un pò la velocità e, come da consiglio, riprenderò con lavori brevi, una o due volte la settimana, sui 200, 400, e via andare. Adesso come adesso la cosa che ricordo con più piacere di questo viaggio è il ponte di Brooklin, i grattacieli illuminati la notte, le ciambelle (donuts), il cibo (non si mangia poi così male!).
Proprio stamattina la prof di atletica mi ha fatto leggere un questionario inerente alla sindrome da overtraining (sovrallenamento)che mi ha invitato a compilare giorno per giorno, che fa riferimento alle mie sensazioni prima e dopo gli allenamenti, sulla mia percezione del disagio fisico, sulla piacevolezza o meno del carico di lavoro. Ho letto alcuni punti e mi sa proprio che ci sono finita, nella sindrome da sovrallenamento...Devo cercare di trovare la dimensione giusta, senza sfinirmi con allenamenti assurdi. Fino ad ora mi sono allenata eccessivamente, e male, trascurando il mio corpo. Spero di riuscire, prima o poi, a capire e rispettare il mio povero corpo, che mi sopporta da 29 anni.
Prossimo test forse alla maratona di Latina, poi vedremo!

mercoledì 7 novembre 2007

APPENA ATTERRATA


Poche ore fa il mio primo piede a Fiumicino, giusto quello, perchè il mio bagaglio è rimasto chissà dove, o meglio, sta volando con chissà quale compagnia aerea. Bella cosa: c'era dentro il pettorale, la divisa, la marea di integratori, le scarpe usate in gara e quelle comprate nuove di pacca in mega convenienza, il mio Garmin, tute e giacche, cibarie di cui la Maratona ci ha omaggiato...Bella cosa, mi han fottuto la valigia.
Sono in Italia, e cosa devo dire?Che il tempo che ho fatto si commenta da solo e ha poco senso nascondersi dietro giustificazioni quali l'arrivo sul posto con un anticipo esagerato, le mie condizioni di salute..cicliche e robe varie: non ho gestito bene la fase di scarico e non sono arrivata in forma alla gara, punto. Ho sbagliato allenamenti, in quanto prevalentemente facevo ripetute in piano, mentre la gara è veramente una sorta di MONTAGNE RUSSE, garantito a chi vuole farla, non si fa il tempo!
La giornata era ottima, un pò ventilata in certi punti dei ponti, e mi trovavo in una griglia di cinquecento donne, griglia delle tre ore, tre ore e quindici. Sono arrivata 395 esima donna (peggio del pettorale assegnatomi) assoluta (1229 nella classifica generale), fra le italiane ancora non so, ma devo ammettere che la verità è una sola: New York va fatta da turista. Solo così si può godere appieno del calore splendido della gente che ti acclama dall'inizio alla fine, e si può dire di averla corsa con il cuore. Ho capito subito che non era il tipo di maratona per me, e al passaggio alla mezza già avevo capito che non avrei potuto rendere come speravo. Gli ultimi 6 km in central park sono stati molto duri a livello muscolare, ma in quei punti mi son lasciata trasportare dai continui incitamenti che venivano fatti agli italiani e ho terminato senza soffrire come un cane. Meravigliosi i tifosi... Ho un pò sofferto la mancanza totale di cibo ai ristori, quello sì, e devo anche dire che in America mangiare un piatto di pasta nel carico di carboidrati che sia almeno un pò decente è cosa assai ardua.
Tuttavia sono stata bene, anche dopo, quando, per le strade di Manhattan, passeggiavo con la medaglia al collo e la gente mi diceva: "Congratulation", senza interessarsi di tempi o robe simili.
Ho recuperato benissimo, nessun dolore o acciacco e il giorno dopo già correvo un'ora in Central Park, ed è questo che conta. Fra un mese, se tutto va bene, penso di correre a Latina, che sto valutando se fare mia nuova "sede" per cui correre, dato il modo splendido con cui sono integrati gli atleti. La stampa locale?
Un articolo sul Corriere di Romagna, scritto da Matteo Dall'Agata che mi ha contattato e, malgrado qualche piccola speranza e qualche piccola promessa, nessun ricordo in stampa locale da parte della mia società. La cosa mi ha deluso, e sarei falsa se non lo esternassi. Il viaggio?
Mi sono aggregata ad un gruppo di Forlì simpaticissimo (Eugenio, Mattia, Dodo), mie guide e compagni di avventura spettacolari, e ho ritrovato i mitici Latina Runners, tutti belli con la loro divisa appositamente creata per New york: Alberto, Nicola, Claudio: tutti usciti dalla Grande Mela e con dei temponi, a testimonianza di un notevole stato di forma.
Alla finestra non vedo più grattacieli, ma ho il Ponte duca d'Aosta.
Roma, non ti ho tradito!

giovedì 1 novembre 2007

UNA FIGLIA SBAGLIATA...




Ci tenevo proprio, oggi, ad essere a Forlì.E' stata una delle più belle giornate degli ultimi tempi, anche senza il sole romano.
Ho avuto la gradita sorpresa di ricevere la visita delle mie zie, che mi hanno donato un quadrifoglio in oro, che metterò al collo domenica. E poi, ieri sera, la gradita telefonata di EZIO, che sarà sempre il mio primo tifoso, che mi ha offerto un caffè, stamattina, dopo una bella chiacchierata. Grazie a lui e a Gabriella.
Stamattina, girando per i cimiteri in occasione del giorno dei Morti, mi sono chiesta da dove potevo esser saltata fuori, da chissà quale ceppo di famiglia, dato che, diciamolo pure, sono alquanto anomala rispetto agli altri componenti. Mio babbo, così meticoloso, serio, professionale, razionale e tranquillo, cosa può aver trasmesso a questa figlia da farla "sbagliata"?Allo stesso tempo mia mamma, persona che stimo tantissimo per capacità di reagire alle avversità della vita con estrema forza, convinta sostenitrice dei veri valori, con notevole intelligenza pratica, ordinata quanto geniale, ha ben poche cose in comune con una persona instabile e confusionaria come me. Mio fratello...non ne parliamo, è il figlio modello: eccellenti qualità lavorative, già in carriera, determinato nelle scelte, intelligente; una vita regolare senza fare viaggi chissà dove o verso ricerche impossibili: ha già trovato un mondo perfetto che lo fa stare bene con se stesso e con gli altri, lui. Magari mio figlio, quando lo avrò, potesse diventare come il mio brother...
Io cosa ci faccio in una famiglia così... diciamolo pure, splendida?Quale intoppo può esserci stato nel mettere al mondo una persona come me, che, inseguendo un sogno e un altro, gira di comune in comune, di città in città, alla ricerca continua del nuovo, del diverso, di tutto ciò che la faccia fuggire dal routinario?Una persona che, uscita da un reparto di ospedale, decide di buttarsi a tempo (quasi) pieno in un'attività ai limiti dello stremo, come la maratona e, di punto in bianco, da sola, decide di andare a New York e di vivere a Roma?
Anch'io stessa mi considero un errore e, proprio per questo, ho ricercato dei familiari che avessero caratteristiche comuni, o simili, alle mie. Ci ho riflettuto un bel pò, ma alla fine mi son ritrovata molto nel mio zio Giancarlo, che purtroppo non c'è più, amante come me delle avventure, amante dello scrivere, del viaggiare, delle macchine sportive, del leggere (da due settimane passo tutti i pomeriggi alla Feltrinelli, a Roma, uno dei luoghi più geniali inventati nell'ultimo secolo). Il leggere...io, che appena entro in biblioteca non faccio in tempo a fare dieci passi che un libro mi cattura subito l'attenzione e mi tiene inchiodata per un pomeriggio. Mi spiace che lo zio se ne sia andato presto, mi dispiace non averlo salutato alla partenza, ma del resto penso che non se ne sia mai andato, perchè le sue passioni vivono in me: mi alimento di quelle. I miei nonni materni, anche loro mi hanno trasmesso tanto ed io, figlia sbagliata, mi sento un collage, fatto di tanti pezzi assemblati male, che ogni tanto cambiano di posto e si mettono in ordine, anche se il più delle volte il puzzle è scomposto e difficile da riassemblare. Stanotte partirò. Sarebbe troppo banale e scontato dedicare a loro un piazzamento, un tempo, una medaglia. Vorrei solamente condividere con i miei cari un'esperienza nuova che vivrò, che loro non hanno vissuto ma che vivranno fra poco, nelle mie scarpe da corsa o dentro il mio cuore. Vorrei veramente tanto che corressero insieme a me e che vivessero le miei stesse emozioni, quando, tra qualche ora, metterò piede a New York City.
Dopotutto, quando viaggia o quando corre, la pecora nera di casa porta sempre con sè dei pezzi della propria famiglia...

Anna Giunchi la maratoneta

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