Anna Giunchi Blog Personale

domenica 13 giugno 2021

I valori Nel Tempo

 


E' un periodo insolitamente tranquillo emotivamente, e ne sono sempre più convinta: guardo il mondo dalla faccia giusta. Dovrò rifare i miei controlli, ma sono convinta di stare via via liberandomi di questo antipatico disturbo della tiroide. Anche il mio umore è costantemente positivo: lavoro con passione e con i ragazzi, sia a scuola che al campo, sto proprio bene.

Ho corso un cross dopo oltre un anno, 2 giugno. Ero ad Abbazia di Pomposa (Fe), 8 km. Sono stata pure contenta della mia prestazione...insomma, sto iniziando a piacermi un pò.

Faccio un collinare a settimana e ricordo con piacere 22 km tra Panighina, Bertinoro, Collinello, Polenta, Paderno...ma ricordo anche un 6x1000 in salita e qualche fondo medio a 4'25. Sto ritornando a ragionare per obiettivi e non per "Tanto Per Fare".

Sono contenta perchè la mia società di atletica, quella ove alleno, sta crescendo e i miei giovani allievi stanno maturando ottimi risultati: vedere tanta fiducia nei miei confronti e tanto impegno nelle attività mi stimola a dare ancora di più. Vado al campo con il sorriso e devo dire che la società mi lascia veramente libera di organizzare le attività; mi rispetta, mi appoggia, mi valorizza. Ad ogni gara sbanchiamo in medaglie.


Lanciare: l'intenzione che si proietta nello spazio

E il passato?

Con il tempo si impara a capire cosa rimane nei propri trascorsi e cosa è stato destinato ad andarsene: ci penso spesso. Spesso penso a certi miei errori di valutazione commessi da remoto: ho sempre pensato che certi valori si trovassero intrinsecamente nelle strutture che li rappresentavano ideologicamente.

Ebbene, ora che ci penso a mente in quiete (non inquieta), raramente è così. Anni fa pensavo di trovare valori di patriottismo, di rispetto, di fratellanza e di cooperazione in quelle strutture che li rappresentavano dietro alla propria denominazione. Ero convinta di aver concretizzato un sogno, quando mi sono ritrovata ad accarezzare le pareti o a varcare il cancello di certe strutture. Ebbene: in questi ambienti ho trovato solamente una facciata istituzionale portata a rappresentare a una dimensione determinati concetti; nell'ossatura reale, nello scheletro in cui vivevo, ho sempre trovato altro: protezionismi, ipocrisia, indifferenza. Non riesco a trovare il termine esatto per denominare il contrario di empatia...potrei dire "asincronia", e invece no, lo rafforzo un pò parlando di vera e propria antipatia.

Il valore di un rapporto si misura al di là di contrasti ideologici, il valore di un rapporto permane nei ricordi. il valore di un rapporto viene riaperto ogni qualvolta lo si desidera...anzi, il valore di un rapporto non si chiuderà mai, a prescindere da distanze temporali o spaziali.

Mi guardo alle spalle e noto dei vuoti esperienziali dietro di me: dei trascorsi che, in verità, non ho mai voluto rimuovere. Dei trascorsi che appaiono come fantasmi, anzi, come spettri rappresentativi di un male morale ancora radicato in me.

Quante volte mi chiedo di perdonare errori fatti sulle mie spalle, e quante volte sento questo groppo esofageo del quale non riesco a liberarmi, ma che preme sul mio stomaco. Mi sarebbe piaciuto chiarire, ma ho cercato di farlo sbattendo la testa contro un muro divisorio.

Mi piace portare a fondo la mia profondità, ma ancora devo combattere contro la superficialità di chi non è mai riuscito a vedermi in prospettiva. Chissà...forse sarà proprio il tempo a costruire una dimensione più solida di me. Forse, questa dimensione, verrà vista anche da chi ha provato a rimuovermi.


venerdì 7 maggio 2021

Abituarsi al piacere di un attimo


Non so se sia una prerogativa mia o dell'essere umano in generale, il fatto di paragonare fatti o eventi con stati passati. Io non solo lo faccio in maniera costante, ma lo "sento" nelle ricorrenze temporali; e lo sento pure spesso. E questo forse è un mio limite, soprattutto nei rapporti interpersonali: penso infatti a come le persone fossero in passato, paragonandole con il presente, facendolo notare. Mi accorgo che le persone cambiano; cambiano o vengono cambiate da agenti esterni...

Anch'io sono cambiata, e spesso, ogni giorno mi confronto con quella che ero. Incorporo le emozioni che ho vissuto: le mischio con quelle presenti e provoco dentro di me un piacevole caos.

Penso a quando, due anni fa, aspettavo il weekend per fuggire nel mio rifugio: la mia casa, i miei affetti. Penso ad una città di altri dal quale mi sentivo scacciata: ma forse ero cambiata io e avevo solo bisogno di ritrovarmi.



E mi accorgo adesso che sto gioendo quasi in maniera inconsapevole per la serenità nell'alzarsi al mattino sorridendo, mentre anni fa lo facevo piangendo. Penso alla voglia di voler scoprire cosa di nuovo ci possa regalare il giorno che viene. Penso a giornate come queste, caratterizzate da un vento battente da far girare la testa, nelle quali riesco a correre 20km sfidandolo a testa alta, questo vento. Impensabile, fino a due anni fa: la tiroide avrebbe detto NO.

Penso al mio lavoro e ad una pista di atletica nella quale posso spostarmi come una pedina da un posto all'altro, concentrando in un'ora e mezzo tutte le attività dell'esathlon per cadetti, collezionando presenze alle gare inaspettate da parte di ragazzini felici, forse anche trascinati dal mio entusiasmo. Ecco, anche in questo sono cambiata: ora il mio entusiasmo si vede, viene percepito. Forse viene percepito dai miei occhi non nascosti dalla mascherina o, forse, mettiamola su quell'alchimia empatica che mi fa sempre stare sulla lunghezza d'onda dei più giovani.

E poi sono tornata a correre una gara, dopo mesi: 10km a SanMarino, collinari, 2 maggio. Ho ritrovato la mia squadra e sono pure tornata a mangiare in compagnia, a pranzo. Ho corso in salita, e non lo facevo da tempo, causa restrizioni comunali, e ho provato il piacere dell'appagamento dopo la fatica. Tutte cose meravigliose, riscoperte allo sbocciar di un attimo...cose meravigliose alle quali ero abituata, anni fa. 

Abituarsi al piacere: è possibile? Forse, ma è una botta di emozioni ogni volta. Beato chi lo prova.




domenica 28 marzo 2021

Emozioni pasquali...

Non c'è nulla di nuovo. Siamo chiusi in una bolla di routine che ormai ci ha quasi incagliato in una vita unidimensionale. E' passato più di un anno, eppure mi sembra che tutto sia trascorso così in fretta. Lento e lineare correre del tempo.

Sono sempre stata abituata a programmare le cose, ad organizzarmi, eppure, adesso, mi rendo conto che tutti i miei progetti, soprattutto relativi al settore scolastico, stanno andando in fumo. 

E' da oltre un mese che lavoro con la didattica a distanza e che alleno esclusivamente i settori agonistici, senza più poter seguire quelli promozionali. Sembra una cosa da poco, eppure... I ragazzini si aspettavano qualcosa.

Mi accorgo di come si stia trascurando una generazione in formazione, senza rendersi conto che i nostri giovani hanno bisogno di incentivi, di concretezze, di promesse da mantenere. Hanno bisogno di lavorare giocando, o anche solo di giocare, ma con un obiettivo. Noi adulti e le istituzioni che ci rappresentano non possiamo trincerarci dietro il: "Devono adattarsi", perchè sappiamo bene che i ragazzi e bambini non sono adulti in miniatura, ma hanno esigenze e necessità di vivere una loro vita, costituita da sogni e promesse; devono costruirsi un vissuto che sarà parte del loro Io, un vissuto che racconteranno. 

Loro non hanno colpe, eppure mi pare di percepire che la società attuale si stia sempre più alienando verso una dimensione: "Non a misura di bambino". Pare che i nostri giovani non esistano , eppure sono la mia forza, sono la nostra risorsa.

Sono ancora incontaminati dai condizionamenti sociali, sono così puri, sinceri, istintivi negli affetti e leali nei rapporti. 

Mi dispiace e mi rammarica proprio sapere che è la società moderna che rovina l'uomo. Tutti dovrebbero imparare dai bambini: per me sono terapeutici.



Ho corso un challenge di 3 giornate, 10km ogni giorno. Fondo medio. Mi sono divertita.

mercoledì 3 marzo 2021

Arancione scuro e il Cross mai fatto...

La situazione pandemica non è affatto rassicurante e fa un forte effetto pensare che sia già passato un anno. Eppure le tensioni, i timori non sono affatto diminuiti e, del resto, non si è ancora riusciti ad abituarsi ad essi. Non siamo usciti da questo incubo.

Il nostro sfogo quotidiano, lo sport, ci permette di vivere dei momenti di parentesi serena...e guai se esso non ci fosse. Io corro tutti i giorni, mi diverto come non mai e ricomincio, piano piano, a stare bene. Ho sofferto un pò il freddo invernale dopo tre anni di miti inverni romani, ma ormai, o almeno così pare, ci siamo lasciati alle spalle anche l'inverno di nebbia e gelo, durato ben poco.

Mi sono allenata per un cross rinviato tre volte, Ippodromo di Ravenna, un pò amareggiata per i miei giovani allievi che aspettavano con ansia questa esperienza. A tutto c'è rimedio e nessuno toglierà loro i propri sogni. Il lavoro per me è fonte di continua scoperta: sia a scuola, dove ogni giorno ricevo qualcosa, sia al campo di atletica. Il campo mi ha portato una grossa sorpresa: ottanta iscritti nel settore giovanile, mai successo nella storia del Comune di Cervia. E sono veramente soddisfatta del fatto che molti allievi vengano ad "assaggiare" l'atletica spinti dai compagni che già si allenano e che decidano non solo di iscriversi al corso, ma di partecipare agli allenamenti anche sotto pioggia e vento. Non solo ragazzi, ma anche adulti: un gruppo che è una squadra.

Mi rivedo un anno fa, mi vedo oggi. Vedo la fiducia attorno a me, vedo bambini felici e genitori collaborativi. Vedo un campo di atletica che posso abbellire creando circuiti, percorsi di cross...un campo in cui i ragazzi stanno provando tutte le discipline. Vedo una iscrizione alla Fidal ripresa dopo il mio allontanamento, con una volontà nel far crescere una realtà in un territorio che aspetta solamente di essere scoperto. Mi vedo allo specchio e mi vedo rinata.

E ci pensavo questa mattina, dopo 22 km "felici"...forse ho sconfitto una malattia autoimmune, o forse l'ho solo messa a tacere, insieme a quelle poche voci stonate che non hanno mai creduto in me.

Io credo in me stessa e, come è ben chiaro, credere è un bel passo per raggiungere la meta.



venerdì 22 gennaio 2021

Day by day

Andiamo avanti giorno per giorno, consolidando le nostre abitudini, trovando il "nuovo" in ciò che già facevamo. La pandemia ci sta cambiando, ci ha cambiato, e forse torneremo alla normalità, ma non più come la avevamo in memoria. Ma torneremo alla normalità? Quale sarà il nostro concetto di normalità, da adesso in poi?

Quale è la convenzione che ci idealizza una non continuità tra un anno e un altro?

Ci piacerebbe che, da un momento deciso convenzionalmente, il 2021 voltasse le spalle al 2020, invertendone la rotta; eppure tutte le preoccupazioni, tutti i fantasmi lasciati dall'imminente passato abitano ancora in mezzo a noi. Interrompere, chiudere, è sempre così difficile...dobbiamo ammettere di esser stati plasmati da qualcosa più grande di noi. Ne siamo consapevoli?

Io sto continuando un percorso lavorativo che mi sta riempiendo di soddisfazioni: da una ventina di giovani allievi nella mia scuola di atletica leggera mi ritrovo a festeggiarne oltre settanta. Organizzo corsi per adulti, svolgo lezioni private e a scuola, per fortuna, faccio didattica in presenza. Certo, la mia concezione del contatto umano è del tutto cambiata, ma non ho perso affetto e stima per chi amo. Ho più tempo per allenarmi e posso scegliere come gestire la vita che...ho scelto.

Il 2021 ha lasciato alle spalle persone alle quali credevo, rapporti per i quali ho lottato. Ho deciso di non chiederne più un "perchè", ma bensì di accettare le decisioni altrui con serafica saggezza. Spesso ho creduto a qualcosa rivelatosi poi dannoso, sbagliato: voglio trovare una utilità e un buon fine in tutto quello che ho perso.

E mi piacerebbe risvegliare ricordi e parti di me in chi non mi ha voluto capire. Mi piacerebbe cambiare la testa di chi, permeato da un'ondata di cattiveria di massa, non ha mai creduto in me. Chissà perchè...ho sempre pensato che il pentimento fosse sempre la miglior punizione per chi mi ha fatto del male, ma l'umiltà nel chiedere scusa spesso si appella ad una mera formalità.

Chissà perchè continuo a dare importanza a persone per le quali ero nulla. In questo devo cambiare io, non loro.



martedì 29 dicembre 2020

Buon Anno a Tutti...ricordiamone altri.

 


E' un periodo, questo, nel quale molti di noi si rifugiano nei ricordi. Forse, come nel mio caso, i ricordi ci trincerano dietro una sicurezza: quella di aver avuto un passato esperienziale, attivo. Rispolvero nella mia mente il Capodanno a Cortina di 1 anno fa, la leggerezza della mia tavola da snowboard sulla neve fresca, le mie critiche al consumismo durante il passeggio nel centro, che però frequentavo. E, ancora, i miei viaggi in America Latina e quel caldo tropicale, le emozioni dei voli, del partire e tornare. Le mie vittorie nell'Appennino bolognese e l'emozione del prima, del dopo, del durante.

Mi sembra tutto così lontano...eppure ho piacere nel riportarlo alla mente. Non ho neppure malinconia, ma desiderio di riprendere il tutto, con più gusto, certo, consapevole che il tempo sia trascorso ed io sia cambiata. Durante queste festività ho continuato a sentire vicino anche chi fosse lontano, mentre persone cui davo importanza sono scese dal piedistallo che preparai loro: ho pensato molto di più a chi merita e a chi no. Roma mi sembra lontana e non ho programmato viaggi se non a fine gennaio. Mi alleno, lavoro sempre con piacere, al punto da non interrompere i corsi durante le festività, mentre i ragazzini crescono di numero, si divertono e mi riempiono di soddisfazione.

Un Natale Covid, ma non in solitudine, piuttosto creativo, nel quale non ho però abbandonato la pista. Che dire? A seconda delle circostanze, si cerca sempre di adattarsi e stare bene. E' la vita che ho scelto.






venerdì 11 dicembre 2020

Inverno, tamponi e TSH. Serenità

 A volte siamo noi stessi la causa dei nostri mali. A volte noi stessi ci autoconvinciamo di stare peggio di come effettivamente stiamo. Paura è sempre riferita a ciò che non si conosce, perchè in caso di conoscenza dell'oggetto, ci si può organizzare per convivere con esso, o per fronteggiarlo. Penso che "accettare" non sia sempre e per forza un fenomeno legato alla rassegnazione quanto, al contrario, un profondo segnale di maturazione introspettiva.

Sono serena al lavoro, in questo periodo. Mi piace parlare, o scrivere, di ciò che va bene. Finalmente lo faccio. A scuola ho occasioni di confronto con personale qualificato, per cui trovo un target culturale nel quale non mi sento una intrusa mal vista o temuta in caso possa sapere più degli altri. 

Sono in un team con persone competenti, umili, consapevoli di quanto l'altro possa donare. 

E sono contenta che qualcosa, anche nel settore sportivo, stia cambiando. Finalmente si dara' una priorità ai laureati in un ruolo di coordinamento generale nelle ASD, e sono contenta, perchè mi sono battuta per questo. Ritengo che lavorare con bambini, ragazzi e adulti non possa non prescindere da una conoscenza approfondita della macchina umana, che tocchi sia elementi fisiologici che psicologici. Un corso, per quanto ben fatto, può solo integrare certe competenze acquisite in anni di università.

Mi rendo conto che 5 anni di corso di Laurea in Psicologia e 5 anni di Scienze Motorie hanno contribuito a formare un certo mio assetto comportamentale e linguistico. Ho un approccio al lavoro che non mi sarebbe stato reso possibile se avessi svolto un altro tipo di attività, svolgendo l'allenamento unicamente per passione. 

Preciso che ho conosciuto appassionati istruttori che si sono formati in campo, con umiltà, prendendo nozioni da chi ne sapesse più di loro, e sono del tutto benvoluti. Ma ho conosciuto chi, per invidia, altro non ha fatto che parlarmi alle spalle, ironizzando su certe mie condotte comportamentali...chi temeva che invadessi il "proprio territorio". Gente invidiosa del mio rapporto con genitori e ragazzi, eh, inevitabile.

Timore spesso sfocia in aggressività. Insicurezza, spesso, sfocia in aggressività.

E ora sto bene, perchè lavoro autonoma con tanti splendidi ragazzi da crescere. Coltivo, semino e faccio maturare progetti.

Scrivevo che spesso siamo noi causa delle nostre paure...Beh, ieri avevo un pò di timore nel ritirare le mie consuete analisi del TSH, indice dello stato della mia tiroide. Temevo ciò che non conoscevo ancora. Eppure sono andate bene. Sono andate bene grazie al contesto sereno in cui vivo adesso, nel quale lei, la tiroide, dirige la mia orchestra organica in armonia. Non ho più paura di quello che non conosco: mi programmo prima le varie condotte di fuga o rientro. A volte fuggo, ma forse con il tempo ritorno... 



Anna Giunchi la maratoneta

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