Anna Giunchi Blog Personale

sabato 16 marzo 2019

Tracce...


...Mi piace lasciar tracce di me, in chi mi ascolta. Mi piace quando mi si ripete: "Quando mi è capitato questo, ti ho pensato". Nel bene o nel male, mi piace lasciar qualcosa in qualcuno e penso che ad ognuno di noi, in fondo, piaccia esser ricordato. Non ho mai sopportato confondermi, nè passare in secondo piano, proprio mai... E da una parte avverto un contrasto in tutto questo perchè, nonostante ricorrenti "sbalzi eccentrici", mi ritengo una persona riservata. Pochi sanno di me, perchè preferisco ascoltare. Mi piace lasciare impronte, ma non calpestare.
Ho combattuto molto con quello che voglio o penso di volere/desiderare, con quello che ho rimosso e con quello che si è ormai radicato nella mia mente e, forse, nel cuore...vivo godendomi gli attimi, riservandomi l'opzione che tutto questo, un giorno, possa finire. Vivendo così ne succhio la linfa vitale, secondo per secondo.
Sto ritrovando i profumi della primavera romana...incorporati culturali...Bellissimi.


Non scrivo da diverse settimane, e potrei descrivere le giornate trascorse riassumendole in tre episodi per me particolarmente piacevoli: il ritorno alle corse, 10 km a Misano, 3 marzo, con il mio Team Gabbi; la presentazione del libro "Lo sport delle Donne", 8 marzo; la Roma-Ostia, 10 marzo.
Tutto questo è stato circondato da giornate lavorative piacevoli, allenamenti tra parchi e lungotevere, studio e piccoli problemi logistici parzialmente risolti.
Mi è piaciuto correre, dopo due mesi di astinenza forzata da gara, dentro un autodromo, Misano: amo le corse, amo i motori e ho sempre ammirato i piloti: sarà per la determinazione che li contraddistingue, la capacità di decidere in millesimi di secondo, i riflessi spettrali...considero chi guida con una "marcia" in più. E in quell'autodromo ho corso il mio primo diecimila in 42'. Nulla di che come crono, ma è stato tanto, per me, arrivare fino in fondo, dopo mesi di tachicardia alquanto invalidante sotto sforzo.
Ora inizio a stare meglio, non prendo più Tapazole, almeno per ora.
Sto bene...me ne accorgerò ancora di più nell'1'36.13 alla Roma-Ostia. Un tempo che è un inizio, un riinizio daccapo. Ci sto provando, perchè ad Aprile ho una maratona che voglio/desidero correre.
Roma-Ostia, dopo anni e anni...Ritrovare amici all'arrivo, ritrovare amici alla partenza...sentirti chiamare, ricevere auguri prima e complimenti poi...Partire dalla città e arrivare al mare. Vita con ciò che amo.
Tema intrecciato, 8 marzo, un passo indietro...presentazione del libro "Lo sport delle donne" di Matteo Simone. Un onore, per me, esser presente in una intervista all'interno del libro e un piacere parlarne di fronte a tanti amanti della corsa. Una esperienza stimolante, arricchente, di puro contatto umano. Ringrazio Matteo per avermi dato questa opportunità, per avermi fatto vivere una serata condita da valori, esperienze, future amicizie.
La maggioranza delle persone impara a conoscere solo un angolo del proprio spazio, senza cimentarsi in un ramo di esperienza che varrebbe una intera foresta di vita...Esperienza, per me, è anche commettere lo stesso errore, ma riconoscendolo in ogni suo angolo, in ogni sua faccia.
E dunque...Io continuo con i miei errori, nella speranza che le mie impronte non si cancellino con il tempo.

sabato 23 febbraio 2019

Due mesi...

In certi momenti della vita occorre fermarsi per un periodo. Fors'anche per apprezzare quello che al momento si è interrotto, lasciato indietro un attimo. Per poi, realizzare, alla ripresa, quanto mancasse...
Non corro da due mesi in competizioni: un pò lo stato tiroideo che alternava alti e bassi umorali, un pò la stanchezza del week end, un pò il timore nel "fare troppo", un pò la varicella e la conseguente bronchite, mi hanno imposto un ragionato stop.
Domani riprendo a gareggiare. Non so in che stato sarò, che ritmo, correrò, se saprò rispillarmi un pettorale nella canotta, se correrò con due maglie piuttosto che in top, se sarò tesa o rilassata. Tutto questo è bello. E' bello camminare al pomeriggio ripetendosi nella mente: "Vai piano che domani hai la gara...", è bello correre venerdì a Villa Ada finalizzando già un obiettivo domenicale, squadrando chi, come me, è già in "mentalità scarico".
Ma la cosa che più mi riempie di gioia...sì, di vera gioia si tratta, è sapere che, il 10 marzo, tornerò a correre verso il mare. Non so quante edizioni della Roma-Ostia abbia mancato, ma ricordo bene che Miguel, Tre Comuni e, appunto, Roma-Ostia erano un must di corsa domenicale. E mi ritrovo iscritta, partendo dal fondo, non avendo più un time, non correndo più mezze maratone da un anno e mezzo. Va bene così.

In questa settimana ho riscoperto il piacere dello stare bene e dell'impiegare il mio tempo in maniera proficua, iniziando con un bellissimo lunedì allo stadio, festeggiando i postumi di analisi andate bene, reso possibile da chi era con me prima e dopo i movimentati eventi, per poi assistere ad una bellissima cerimonia di presentazione della medaglia della Maratona di Roma, proseguendo con entusiasmo al lavoro e consulti per tesi del Corso Allenatore. E culturalmente sono attiva, al punto da perdere il telefono al museo di Arte Moderna.
E riincomincio a scrivere di futuro, con due week end prossimi dedicati alla permanenza a Roma, tra competizioni giovanili, presentazioni di libri (segnatevi l'8 marzo, 18.30, bar Caffettiamo, via Olevano Romano 35, Roma Prenestina) e, appunto, La Roma-Ostia.
Il futuro mi interessa, perchè ci passerò il resto della mia vita: a lui vorrei dedicarmi.
Penso che non ci sia luogo migliore per ripartire alla grande che non l'autodromo di Misano: rombino i motori. Primavera in arrivo, la sento...Giovedì sera ho anche visto una volpe...non mi ha mai attraversato la strada una volpe: l'avvenire è la porta, e il passato ne è la chiave.



domenica 17 febbraio 2019

Festeggiando il ritorno del TSH...

Ritengo che la salute sia qualcosa di molto riservato e personale...forse è per questo che non ne ho parlato con molti. Penso che, di fronte alla salute, tutte le incompresioni spicciole, tutto ciò che è banale e stupido, vada prelevato e messo sotto un mobile. Penso che, quando una persona abbia bisogno di aiuto, le si possa donare interesse o tempo, sapendo di farla stare bene. Un:"Come stai?" ha poteri endorfinici. Non ho mai capito il tempo "a comando", in base ai propri interessi e alla propria voglia: perchè il tempo si trova sempre, anche se si lavora 24 ore su 24. Sinceramente, questo mondo egoista mi fa proprio schifo.
Sabato mattina ho ritirato le mie analisi, ma come siano andate è stata una comunicazione ristretta a pochissimi. Certo, ritengo che al "malato" si debba chiedere, senza che lui di punto in bianco diffonda cartelle cliniche. Ma ci si dimentica di noi stessi...figuriamoci degli altri.
Sono esplosa di gioia quando ho condiviso un TSH risvegliato con chi, per questa situazione, si è sentito felice, dalla mia famiglia a chi mi ha aiutato nell'immediato momento, Gente felice per questo. Per una cosa mia.
Sto rivalutando tutto ciò che è contatto, empatia, rapporto umano. I rapporti umani si possono trovare sia in una grande città, come Roma, che in una piccola, come Cervia, con più spazi ove nascondersi, paradossalmente, avendo meno densità di popolazione.
Non dimentico i miei lunedì in Università al Foro Italico entusiasmati dalle gare corse il giorno prima, nei quali raccontavo ogni minima sensazione a colleghi, professori e assistenti, così come non dimentico i miei adulti che allenavo a Cervia, costantemente in rapporto con me, o i miei clienti estivi che stan facendo come me del resto, il countdown per una stagione sempre più vicina. A Roma come a Cervia, tutto questo.
Tutto ciò che è lavoro, "obblighi" casalinghi e semplici hobbies andrebbe spostato un poco avanti rispetto ad un calore umano in ricerca, perchè il calore umano arricchisce due persone: fa bene a chi dà e a chi riceve.
Chi ha visto la mia esultanza davanti a quel 2.460 di un TSH che credevo inibito, sa che mondo davanti a me potrà aprirsi...Correre la Maratona di Roma (forse a Caracas non è il caso ma chissà...), allenarsi senza paura di peggiorare uno stato dubbioso, svegliarsi sapendo che non ci si piegherà al rituale del dimezzamento della pastiglia, per qualche mese almeno.
A chi mi è accanto...un ulteriore Grazie che leggerà. A me un: "Brava, oggi il medio di 17 km ci voleva".

                                                                 Keep smiling

venerdì 8 febbraio 2019

Regeneration...

Mi piace pensare alla vita come a qualcosa di contingente...una sommatoria di periodi non a sè stanti ma interconnessi da un frasare logico. Mi piacerebbe trovare un senso, una continuità lineare in quello che faccio, quello che penso, quello che sono. In quello che potrei, vorrei e dovrei essere. E mi ritrovo ad assolutizzare il relativo, a desiderare di fermare gli attimi in istanti. Impossibile.
Mi accorgo sempre troppo tardi che tutto è già sfilato via dalle mie dita, scivolato come acqua dalle mie mani...e non ho fatto in tempo ad apprezzarlo, a godermelo, a fissarlo nei miei sensi.
A volte mi chiedo perchè si perda tempo a relativizzare un assoluto, a rovinare un qualcosa che è assolutamente e obiettivamente bello, come può essere un rapporto umano, per cose futili, "relative" verso noi stessi, appunto, dunque per nulla oggettive. Ed è in questi momenti di incomprensione legata ad una lunghezza d'onda con il passaggio dell'interferenza del momento, che mi rendo conto di come ci si faccia del male, privandosi per poco di quei momenti che riempiono una vita. Non capirò mai il perchè di uno "stare bene" e della contrapposizione di un volersi fare comunque del male. Forse...meno si ha, più si apprezza quel che si ha.



Ed io mi rendo conto di avere molto, anche se il mio quotidiano è fatto di conquiste a piccoli passi, di un guadagnarmi una comprensione in una realtà per me grande, estesa, deindividualizzante.
Il mio molto c'è, alle spalle, ma mi piace pensare di lottare per conquistarne ancora di più.
Mi piacerebbe tornare a gareggiare...ferma dalle gare da oltre un mese.
Le gare: erano un mio Must domenicale, fatto di aspettative personali, interazioni sociali, amicizie. Sono ancora in stand by, ma ho le pulsioni, latenti, che iniziano a battermi sotto la pelle. Però mi manco ancora un pò.
Ho ripreso ad allenarmi bene da una settimana: batto spesso per l'asfalto di Villa Glori, con rare puntate a Villa Borghese. Ho anche svolto il lungo di 35 km Parioli/Castel Giubileo A/R. Aspetto Roma, la Maratona. Continuo ad andare su rotaie con il desiderio di sfrecciare e prendere il volo.


Vale la pena sentirsi rinati ogni giorno, ma bisogna Prometterselo, Sceglierlo, Volerlo.
Vale la pena non rassegnarsi guardando ad un destino prossimo o al passaggio di una transitoria, cupa ombra di rassegnazione.
C'è un passato che ancora vive e un futuro che resta in noi, con un presente che ancora raccoglie ricordi belli, seminando timidi sogni per il domani.

domenica 13 gennaio 2019

Guardiamo avanti. Verso Roma.


E' un periodo nel quale mi lascio cullare da numerosi "insights", pur non essendo particolarmente malinconica, o almeno, non come il solito. Rivivo sensazioni, incorporati culturali, li sento, li trasmetto. Ascolto musica, leggo poesie, mi commuovo con l'arte, quando sento in essa profondità. Questo è bello, in fondo. Strano, ma bello.
In questo periodo, forse per il freddo, forse per la varicella, mi sono ritrovata spesso a parlare con me stessa. Senza sentirmi sola. Lo ho scelto. Un dialogo, dunque. Tra inevitabili e, direi, fisiologici contrasti, mi sono ritrovata ad apprezzare la mia capacità di ascolto.
Ho provato, dagli abissi della mia coscienza, a tirare su qualcosa di me ancorato sul fondo dell'Io. Qualcosa di dimenticato, ormai nascosto. Ho allontanato tutto ciò soleva farmi male, accorgendomi di non sentirne la mancanza, ma di portarne ancora le cicatrici, manifestanti con qualche dolore "a sprazzo".
Mi sono accorta di avere un cuore sotto una corazza ormai molliccia, di poter prendere una lunga rincorsa volta a darmi uno slancio di fiducia e gioia verso qualcuno.
C'è ancora qualcosa di me, in quello che resta.
Voglio donare il meglio di me, non saprei che farmene sennò...
Mi sono ricordata, a tema "Insight", del motivo per il quale mi trovai, 13 anni fa, a scrivere e creare questo blog, un blog che conserva ancora tutto...le flebo, l'ospedale, la voglia di correre...Il primo step: l'impuntarmi nel correre una maratona: Roma.
Chissà perchè, ho sempre visto in Roma la mia salvezza...E questa città mi ha raccolto, mi ha aiutato a rialzarmi, mi ha spinto più volte. Roma mi fece correre una maratona ancora convalescente, Roma mi fece commuovere davanti al passaggio a San Pietro: 2006. Ci sono tornata, nel 2017, legandone un anello di futuro al dito.
Non è la situazione di 13 anni fa, e guai a paragonare attimi agli altri, essendo tutti differenti, ma mi riesce immediato un parallelo sensoriale. Attualmente i problemi, relativi, sono altri, ma l'obiettivo è lo stesso: Maratona di Roma 2019.
Non sapevo se avrei terminato i 6x3000 di oggi e forte era l'invito introiettato di fermarsi a 4 serie. E invece il lavoro è terminato, il fisico stava bene, la testa era IN. Desidero fortemente correre questa Maratona, dopo 1 anno e mezzo di stop dalle lunghe distanze. Lo desidero.
I ricordi sono un elemento di studio che mi intriga molto: possono essere iconici o legati maggiormente a suoni, odori, percezioni tattili.
Possono essere legati a persone...Persone. Nessuna persona sostituisce l'altra, sarebbe limitante e riduttivo parlare di persone come pedine da spostare a piacimento. Ogni persona occuperà sempre uno spazio a sè nella vita di qualcuno, ma lo occuperà a prescindere dal passato del ricevente.
E i segni lasciati su un "foglio" potranno cancellarsi, così come lasciare per sempre un solco rilevabile al tatto...dipenderà sempre e solo da quanto si avrà spinto con la matita... Per ora non rilevo solchi particolari. Si vedrà dopo.
Benvenuto nella mia vita, 2019.


E dopo Tokyo...si viaggerà ancora

domenica 6 gennaio 2019

L'ascolto


...E mi sono andata a rileggere quello che ho scritto negli ultimi post. Un continuo periodare riflessivo e negativo, sofferente.
Erano diversi giorni che non riuscivo a comprendermi.
22 dicembre: inizio delle vacanze natalizie, dunque di un periodo di riposo, verso il quale avevo riposto numerosi progetti. Dal 23 dicembre sentivo di non star bene, e non comprendevo questo mio stato umorale così negativo, questa mia chiusura e aggressività manifesta. Dormivo più del previsto, rispondevo spesso a tono, parlavo poco. Non ero io.
Mi accorgerò 10 giorni dopo che stavo covando la varicella, con le prime pustole spuntate in montagna, dove stavo insolitamente bene e sciavo e mi allenavo a pieno ritmo...
Febbre la sera del rientro, fino al 6 gennaio, malessere generale ben noto a chi prende la malattia da adulto.
Tutto questo, però, mi ha rasserenato. Certo, non vi era un obbligo a contrarre comunque questa odiosa malattia, ma almeno ho trovato un "Perchè" ad un insieme di pensieri negativi che proprio non mi caratterizzavano.
E dunque...vacanze terminate. Capodanno in montagna con malattia in incubazione. Mi allenavo al mattino presto, a meno 7...salite meravigliose, variazioni di ritmo, vallata deserta che si apriva ai miei occhi. Tutto così bello. Al pomeriggio andavo a sciare (snowboard), alla sera camminavo...Stavo bene.
Per il resto...niente salita a San Luca, niente giro a Riccione, niente compagnia con il nipote, niente gara a Firenze, solo lavori al Pc. Va bene così. Quando non si ascolta a fondo sè stessi, si rischia di non aver tempo per dare risposte alle domande che il fisico pone.
Ritengo che le domande vadano vissute all'istante.
Forse in questa maniera, in un domani, si potrebbe iniziare gradualmente, senza accorgersene, a vivere a proprio modo le risposte. E per tutto questo ci vuole tempo. Tempo all'ascolto.
Ho ricevuto tempo dalle persone, durante questo trascorso vacanziero. Il regalo più bello: non è concreto, è insostituibile e personale, non stanca, da forma ai ricordi.
A tutti Buon Anno.


mercoledì 26 dicembre 2018

2018: Santo Stefano senza Fabrona


Non ho mai avuto una idea chiara di cosa sia il Coraggio, cosa siano i suoi confini con l'incoscienza, se sia un concetto astratto o concreto.
Non so se debba essere dimostrato e cantato, come facevano i latini, nè se sia un Target che determini il valore di una persona.
Io mi considero più incosciente che coraggiosa: incuriosita dai luoghi malfamati nelle città dell'America Latina, mi addentravo nelle zone giudicate inavvicinabili dalle guide turistiche...tutto ciò che è "turistico" non mi attira; non mi piacciono i pregiudizi. Voglio conoscere e poi farmi un'idea personale. Neppure dopo questa giudico.
Sono fuori dalla norma, e mi piace essere accettata per quello che sono, come un pacchetto unico: i pensieri, in fondo, si pagano con il coraggio.
Ecco, penso che si dimostri coraggio mettendo a nudo le proprie debolezze: sto cercando di farlo.
Ritengo che la fragilità non sia un difetto, e che la sensibilità sia una virtù ma anche un'arma a doppio taglio; mi sto accorgendo di avere bisogno degli altri. Sono fragile, ma fortissima. Ho il cuore a pezzi, ma rido fino alle lacrime. Il mio insieme è impegnativo: sono un pacchetto unico ma di me si può cogliere solo un aspetto per volta.
Le festività inducono sempre alla riflessione: chi si ricorda di te e ti fa gli auguri allo scoccare della mezzanotte, chi te li fa anche a Santo Stefano, inaspettatamente.
Poi c'è chi non se lo sogna neanche e se li fa fare ogni volta da te...chi inoltra messaggi e catene e chi te li fa a voce.
Valorizzo chi ti spiazza con un pensiero, chi ti cerca, chi ti sente, chi ti guarda negli occhi a distanza
Purtroppo, causa salute, non ho corso La Fabrona il 26 dicembre...uno stop da una tradizione di almeno 6 anni...Mi è dispiaciuto. Lo sentivo il giorno prima che non ce la avrei fatta: forse mi è mancato il coraggio, forse la testa non ha seguito il fisico...forse il fisico non ha seguito la testa. Coraggio è combattere un battaglia interiore e non darla mai per persa.
Coraggio e fragilità sono i fiocchi di neve, che cristallizzano e possono fare capolavori, da lasciare a bocca aperta. Ed io sono pur sempre un'artista.

Anna Giunchi la maratoneta

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