Anna Giunchi Blog Personale

mercoledì 26 dicembre 2018

2018: Santo Stefano senza Fabrona


Non ho mai avuto una idea chiara di cosa sia il Coraggio, cosa siano i suoi confini con l'incoscienza, se sia un concetto astratto o concreto.
Non so se debba essere dimostrato e cantato, come facevano i latini, nè se sia un Target che determini il valore di una persona.
Io mi considero più incosciente che coraggiosa: incuriosita dai luoghi malfamati nelle città dell'America Latina, mi addentravo nelle zone giudicate inavvicinabili dalle guide turistiche...tutto ciò che è "turistico" non mi attira; non mi piacciono i pregiudizi. Voglio conoscere e poi farmi un'idea personale. Neppure dopo questa giudico.
Sono fuori dalla norma, e mi piace essere accettata per quello che sono, come un pacchetto unico: i pensieri, in fondo, si pagano con il coraggio.
Ecco, penso che si dimostri coraggio mettendo a nudo le proprie debolezze: sto cercando di farlo.
Ritengo che la fragilità non sia un difetto, e che la sensibilità sia una virtù ma anche un'arma a doppio taglio; mi sto accorgendo di avere bisogno degli altri. Sono fragile, ma fortissima. Ho il cuore a pezzi, ma rido fino alle lacrime. Il mio insieme è impegnativo: sono un pacchetto unico ma di me si può cogliere solo un aspetto per volta.
Le festività inducono sempre alla riflessione: chi si ricorda di te e ti fa gli auguri allo scoccare della mezzanotte, chi te li fa anche a Santo Stefano, inaspettatamente.
Poi c'è chi non se lo sogna neanche e se li fa fare ogni volta da te...chi inoltra messaggi e catene e chi te li fa a voce.
Valorizzo chi ti spiazza con un pensiero, chi ti cerca, chi ti sente, chi ti guarda negli occhi a distanza
Purtroppo, causa salute, non ho corso La Fabrona il 26 dicembre...uno stop da una tradizione di almeno 6 anni...Mi è dispiaciuto. Lo sentivo il giorno prima che non ce la avrei fatta: forse mi è mancato il coraggio, forse la testa non ha seguito il fisico...forse il fisico non ha seguito la testa. Coraggio è combattere un battaglia interiore e non darla mai per persa.
Coraggio e fragilità sono i fiocchi di neve, che cristallizzano e possono fare capolavori, da lasciare a bocca aperta. Ed io sono pur sempre un'artista.

domenica 23 dicembre 2018

Tra le colline Emiliano-Romagnole...


Amo tutto ciò che è panoramico. Mi piace la montagna, anzi...è la cosa che preferisco in assoluto. Io sono la montagna, io vorrei raggiungere sempre la vetta.
Sono ritornata tra le colline emiliano-romagnole, colpita come un coltello a una lama da un freddo-umido che mi si è conficcato nelle ossa tra la notte di venerdì e la mattinata di sabato.
Sabato pomeriggio, però, avevo un appuntamento importante: la 5^ prova dei regionali di cross, Castel San Pietro, all'interno del bellissimo parco scout. Un percorso splendido che ben può prestarsi a campionati regionali futuri. Arrivo seconda in 12'40 nei 3,8 km, buttandomi a capofitto nelle larghe discese...attimi di libertà allo stato brado. E ci pensavo, a volte, al peso e alla leggerezza della libertà. La possiedo o lei possiede me? E' leggera o pesante?


Percorso mozzafiato, seconda assoluta nelle 5 prove obbligatorie. Ci tenevo, a questa foto, fors'anche per mitigare la (lieve) delusione di un 4^ posto di categoria alle "Corri per il verde", tre tappe nei parchi romani...Andrà meglio nel 2019, salute e piccoli intoppi permettendo.
Il giorno dopo il sabato di cross non potevo mancare alla 21 km più bella della Romagna: Forlì-Predappio. Dislivello considerevole tra Sadurano e Predappio Alta, con pezzo fangoso al 25%. Chiudo terza con tre minuti meglio del 2017 (ricordo meno fango, quell'anno) e colleziono un altro paio di scarpe da lavare: 1h43. Bellissima gara, bellissima vallata accarezzata per tutto il tragitto da una fitta nebbia. Amo i panorami. Cerco una posizione privilegiata per godermi lo spettacolo della logica che si schianta contro l'imprevedibilità di un'emozione. E mi piacerebbe spalancare le mie emozioni, come se arrivasse una improvvisa raffica di vento.
Mi piacerebbe capire se sono capace di essere empatica...mi piacerebbe capire se io stessa possa generare empatia. Ritengo che le persone sensibili "anticipino" gli eventi (spesso, per la verità, in maniera confusa) perchè la loro anima si trova sempre un passo avanti al loro corpo.
Mi piacerebbe capire l'importanza che io stessa possa avere per le persone, e sono pure convinta che l'importanza che la gente ti possa dare sia strettamente connessa alla considerazione che possa avere di te negli eventi per lei importanti. Cercarti nel bisogno. Io non sempre ho trovato tutto questo, ma lo ho sempre offerto...
Amo la regola che corregge l'emozione, ma ancor di più amo l'emozione che corregge la regola.
Io, un eterno contrasto tra razionale e irrazionale, finisco per chiudermi nei meccanismi di difesa...non so se sia un bene, perchè è la stessa emozione che ti spezza il cuore che poi te lo guarisce.


sabato 15 dicembre 2018

Esco di rado...

Mi sono sempre sentita come un Dobermann. Del resto, è sempre stato il mio cane preferito.
Sono schiva, di primo acchitto: studio le persone. Mi affeziono a pochi...si contano sulle punta delle dita. Mi affeziono a pochi nel tempo, a uno, forse, in un periodo ben definito. Non riuscirei ad avere altri padroni e in me scatta un innato senso del non tradimento...Non presto fedeltà a tutti, ma quando la presto, difendo.
Non sono una persona incline a fare doni. Di regali, per la verità, ne faccio pochi. Oppure, dipende da come la si vede. Magari ne faccio tanti, ma non sono beni materiali...regalo il meglio di me, se ripongo fiducia.
E il meglio di me è come mi sento di essere, è come sono: una persona entusiasta della vita, con voglia di divertirsi all'aria aperta, di ridere e di scherzare. Di imparare e apprendere. Un lato di me coperto a tratti da nuvole passeggere, molto spesso date dagli umori degli altri, che di riflesso mi condizionano...lato di me coperto fors'anche da questi farmaci mirati ad acquietare una tiroide in fuga. Forse, ma mi sembra una scusa, nient'altro che una scusa.
So quello che ho dato. Non so quello che ho ricevuto. Eppure qualcosa ho ricevuto, non potrebbe essere altrimenti.
 Basta poco, in fondo, per rendermi felice...un "Come stai'", un "Ho piacere nel vederti, sentirti"...il "Mi manchi", poi, mi scioglie.
Difendo e mi difendo. Mi difendo dagli attacchi altrui, dalle cattiverie, dagli agguati. Sono diffidente e, a tratti, mi lascio adombrare dalle tenebre più oscure. Mi chiudo in me e penso. A  volte mi manca non trovare la lunghezza d'onda. A volte vorrei parlare dei vissuti più profondi, ma mi limito a sensazioni e contatti di superficie. Ho paura.
Ma ho voglia di credere, di donare e mi dispiaccio pure di quando mi metto a scrivere dediche, senza sapere a chi dedicarle. Pensieri sprecati. Questa sono io...sangue caldo romagnolo.
Ho la sensazione di non essere capita e compresa, ma vado continuamente cercando chi si prenda cura di me, e spero. Mi trascuro, a volte. Fingo, ma spesso lascio parlare gli occhi.
E infine viaggio, a volte per fuggire, a volte per tornare, a volte per imparare e raccontare. Ma finisco per non raccontare quasi mai.
Oggi ho corso la 5^ prova dei provinciali di cross a Ravenna, Cotignola, laghetto Pertini. Percorso misto tra curve, salite, cambi di direzione rapidi, rettilinei in spinta. Questa volta mi sono sentita in fuga, ho percepito il vuoto dietro il nostro gruppetto di testa. Una media di 3'53, 3,8 km e terza assoluta.
Un entusiasmo bambino all'arrivo, una voglia di condividere e raccontare...Non trovavo la macchina. Motus dell'animo, quello che danneggia la quiete.
E, sul finire della giornata e a pochi minuti dalla mia partenza sull'ennesimo treno, raccolgo i cocci dei ricordi e li riordino un attimo.
Non bastano le soddisfazioni personali per essere felici: sono un essere maledettamente sociale. Ho bisogno degli altri per vivere.


sabato 8 dicembre 2018

La stagione dei Cross...


Sono contenta di quando le cose, nella corsa, vanno bene. Penso sia una sensazione comune a molti: la corsa è indice del mio benessere, è ciò che mi fa spremere le surrenali fino ad una gioia anatomica collettiva di organi e apparati, saturi di catecolamine.
Non durano tanto, ma bastano a farmi stare bene per un giorno. Un giorno: somma di attimi felici.
Ovviamente non sto bene solo un giorno, durante la settimana...amo il mio lavoro, sto bene con colleghi e bambini, ho ripreso ad allenarmi, Roma è stupenda.
E' la vita che or come ora sento di volere, ma forse è proprio per questo che ho paura di perderla. Ma so anche che le cose, se si tengono ben strette, se si desiderano, non possono sfuggirti.
Oggi ho corso un cross dopo 15 giorni...venivo da una contrattura al soleo presa alla 10 km di Minerbio...ritirata senza neppure partire...una morsa stretta che ho sciolto spingendo come non mai.
Lividi ed ematomi, ma dopo tre giorni correvo già 1h30.
Dieci giorni di quantità e prime variazioni di ritmo in settimana, con interval training di 10x200 nella giornata di giovedì.
E di oggi sono stata contenta: cross di 3,5 km corso in 13', terza assoluta... Insomma, respirare una buona posizione dopo anni di sofferenza allo sforzo è stata per me fonte di gioia. Gioia da adrenalina pura. Pontenuovo di Ravenna...freddo come non mai.
Domani correrò una delle mie Corri per il Verde preferite: Villa dei Quintili...zona archeologica e salita immensa e dorata.
Non è mai dura la salita per chi ama raggiungere la vetta: Roma, arrivo...





sabato 24 novembre 2018

Sì viaggiare

Amo ancora viaggiare, pur facendo, una volta a settimana, viaggi piuttosto prevedibili e non avendo in progetto i consueti viaggi transoceanici da qui a un paio di mesi.

Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieca, per godermi gli attimi di un'esistenza che mi chiede ogni volta di conoscere e di aggrapparmi alle meraviglie di una vita che mi attende. Sono convinta che un viaggio valga sempre la pena di essere fatto: vuoi mettere la gioia nel buttarsi a perdifiato in una nuova emozione? 
La meta? Fosse anche l'inferno, non si può conoscere senza incamminarsi verso di essa...
La porta, la soglia, la strada: attraverso di essi comincia il viaggio spesso reale, talora immaginario, che tocca paesaggi, frontiere, percorsi, mete visibili e invisibili. Si viaggia verso l’altro, l’altrove, l’oltre. E alla fine del viaggio ritroviamo sempre noi stessi, o un frammento di noi stessi.
Ed è da un pò di tempo che non visito nuove città...Le città sono sempre state come le persone: esse mostrano le loro diverse personalità al viaggiatore. A seconda della città e del viaggiatore, può scoccare un amore reciproco, o un’antipatia, un’amicizia o inimicizia. Solo attraverso i viaggi possiamo sapere dove c’è qualcosa che ci appartiene oppure no, dove siamo amati e dove siamo rifiutati. 
Ed io sto ricominciando a sentire il bisogno di esplorare nuove terre, nella convinzione che siano le stesse terre a voler esplorare me.
Domenica scorsa ho corso una tappa della Corri per il verde, Roma, al parco degli Acquedotti: bellissima mattinata, buone sensazioni nella 4 km: media di 4'07 al km.
Il giorno prima, causa mancanza di ambulanza, ho piacevolmente traghettato con la mia macchina fin su a Filo di Argenta, per non correre la terza tappa dei provinciali di cross a Ravenna: poco importava, ormai che ero lì...
Sto guardando al futuro, senza ancorarmi al passato. Quando mi guardo indietro, solitamente, sono più dispiaciuta per le cose che non ho fatto che per quelle che non avrei dovuto fare, per cui agisco. Sbriglio l'istinto e agisco.
Ognuno ha il proprio passato chiuso dentro di sé come le pagine di un libro imparato a memoria e di cui gli amici e conoscenti possono solo leggerne il titolo... 
Ma domani il futuro sarà già passato, e non ce ne saremo neppure accorti...




domenica 11 novembre 2018

Carry on carrying


A conclusione di una settimana confusa, irreale, strana, ovattata...e tutto il resto che possa stare attorno ad un periodo del tutto conflittuale, mi sono concessa un week end dedicato allo sport.
Sabato 10 novembre: Cds di Cross, terza fase, Castenaso, 3 km di lattato puro, chiudendo soddisfatta nelle 15 assolute.
Domenica, 15,3 km collinari tra Forlimpopoli e le colline di Bertinoro: evento pieno di gente, in un percorso tra salite ripide, vigneti e vallate.
Correre mi fa stare bene, e mi accorgo che correre e lavorare sono le cose che sto amando di più. Mi gratificano: dono e ricevo. Ricevo e dunque dono.
Per il resto, ragiono con la mia testa e sono di buon umore: scherzo ancora e faccio persino i selfies con i funghi...
Vivo serena e vivo da ottimista, non nel senso che in questo momento abbia il meglio da tutti, ma nel senso che io possa trarre il meglio da ciò che ho, cogliendo in ogni pericolo o incertezza una nuova opportunità.
L'entusiasmo non potrà mai fiorire se il terreno è pieno di paura. E allora andiamo avanti: ricominciano le Corri per il Verde, un tuffo nel verde di Roma: terreno fertile per coniugare sport e lavoro. Quello di cui ho bisogno.


domenica 4 novembre 2018

La Vallazza 2018...

E' già passato il giorno che tanto faceva paura ieri. E, se dovesse ricapitare, avrò ancora paura.
Incredibile come gli eventi, le previsioni e dunque il non sapere per certo, generino turbamento e malessere.
Che fare, dunque? Cercare di trovare una soluzione a questo eccessivo pensare a fatti comunque già accaduti, reali, che comunque dovrai affrontare. Sono di fronte a te, e non devono essere più forti di un'atleta.
La mia soluzione: lo sport.
Mi sono sforzata molto, ma sono riuscita ad uscire di casa, in questa domenica mattina...
Venivo da un cross corso due giorni prima a Conselice (lontanissimo), corso in maniera sublime, almeno secondo i miei canoni...poi, il giorno dopo, le analisi e la delusione. Due giorni nei quali mi sono comunque sradicata da casa (le mura fanno fare viaggi molto lontani) e ho trovato la forza di uscire. Avrei corso pure sabato pomeriggio a Porto Fuori di Ravenna, se non avessi perso le chiavi della macchina...
E questa Vallazza è andata bene...1h01 il tempo sui 14 km tra sterrato e asfalto: una manifestazione fatta con il cuore, cui la mia società sportiva non manca da anni, anni, anni.
Ed ero carica e felice, dopo aver corso: gioiosa e scherzosa come vorrei essere sempre...
Colpa loro, di questi maledetti ormoni che girano e si scagliano l'uno contro l'altro...hanno in mano i fili della nostra stabilità relazionale. Vorrei provare a governali io, questi fili, ma dovrà dirmelo il medico...
Sperem Ben...



Non è facile fare il Presidente...

Come molti (tutti) sanno, sono tesserata per il Gs Gabbi di Bologna. Sui risultati conseguiti dal Gruppo Sportivo potete visionare gli annali o, perchè no, il sito da me creato e che seguo personalmente (www.gsgabbi.it., vi piace?). La società è di quelle toste.
Presidente fondatore e dunque onorario e dunque unico è Nerio Morotti. Per sapere meglio chi è...chiedete al panorama dell'atletica bolognese o, meglio, chiedete ai suoi atleti. Chiedete, insomma, a chi lo conosce personalmente. E comunque, se siete in giro per l'Italia e venite da Bologna, se trovate un atleta o ex atleta Gabbi vi chiederà sempre di salutargli personalmente Nerio.
Nerio è una persona sincera, con un cuore enorme, che ogni domenica, in qualunque condizione meteo, è presente alle nostre competizioni e, come una chioccia, raduna e si prende cura di noi ("chioccia" è un termine utilizzato più volte per descriverne l'immagine protettiva domenicale). Nerio è una persona che dà veramente il meglio di sè alla propria squadra, che ogni anno regala ai propri atleti sorprese che possono andare da: zaini, borsoni, tute, divise di ogni genere, giacconi, giacche a vento, gilet, calzini, scaldacollo...Una persona che poi è il confidente di ognuno/una di noi e che riesce a mantenere uno straordinario equilibrio all'interno di una squadra con molte presenze agonistiche di alto livello. Sa tutto di noi, ma nessuno degli altri lo sa.
Non so come riesca in tutto questo, ma è vedendo un tale ordine e analizzando altri contesti che mi soffermo su quanto sia difficile fare il Presidente. Nerio ha creato un gruppo meraviglioso, al punto che io stessa mi rammarico di non poterlo frequentare come vorrei. Solidarietà, affiatamento, divertimento...
Nerio dice che siamo la sua Famiglia: è il complimento più bello che chiunque possa fare all'altro, e allo stesso tempo tutti noi gli vogliamo un bene smisurato, al punto da "circondarlo" fino a farlo soffocare prima delle partenze alle gare.
Che posso dire io di tanti anni (10?) di tesseramento Gabbi? Che non ho mai, MAI discusso con Nerio: ne stimo la propria sincerità e schiettezza, anche a costo di andare controcorrente, ne ammiro la brillantezza (quanti pranzi insieme...) e non posso che sentire dal profondo l'animo buono di una persona che, la domenica mattina, mi guarda negli occhi e mi dice: "Dammi buone notizie". Un comando dolce, da Presidente, in relazione alle mie analisi.
Io al Gs Gabbi sto bene: sono servita, riverita, corteggiata...esattamente come tutti gli altri. Ed è questo il compito in assoluto più difficile per un Presidente: qui non esistono prime donne o "cocchi", perchè siamo tutti uguali. Bravo, Nerio: questo è difficilissimo.
Difficile che nella sigla di un qualunque GS Sportivo si possa intravedere, glissato, il nome del Presidente: difficile ma non impossibile perchè il GS Gabbi è Nerio Morotti.
Nerio è umile...nella foto si è nascosto. Ma tutti noi in quella foto vediamo un unico sfondo in rilievo... Grazie, Nerio.


giovedì 1 novembre 2018

Back to Cross Country

La corsa campestre è una gara a sè...e va provata per descriverne le sensazioni.
E' un richiamo sensitivo del tutto particolare...così differente dalla corsa su strada, nella quale non si avrà mai la possibilità di familiarizzare, di "sentire", percepire il terreno come nella campestre.
La campestre fa bene a chi corre: un concentrato di propriocettività e massima potenza aerobica racchiusi in 3-4 km...se le distanze aumentano le sensazioni cambiano. Qui io sto parlando del cross corto.
Il cross corto è una botta di catecolamine, è un circuito mozzafiato di neurotrasmettitori...è un ballo di sinapsi, una impresa socializzante della Massa.
Massa di individui di generi-età differenti che si diverte a girellare in un budello di un paio di ettari...girare e ripassare nello stesso luogo, fettucciato in bianco-rosso.
Una gara nella quale si "dialoga" con il percorso...un contatto stretto con i profumi ai quali ogni campo sportivo rimanda.
Un piacevole confronto anche tra organizzatori, che sanno trasformare un campo scolastico in un piccolo "mondo" popolato da chi ha scelto di trascorrere una mezza giornata respirando il senso della natura...


                                  Debutto nelle prime posizioni con 11'50 nei 3 km, Conselice...

lunedì 29 ottobre 2018

Obiettivi

Con un autunno arrivato tutto di corsa, tra vento, pioggia e allerta meteo, mi ritrovo a pensare alle gare future...Il Futuro: è avvolto nel silenzio. Può urlarci addosso, ma non riusciamo a sentirlo.
E dunque manterro' i cross, che scelsi in dose massiccia nel 2017 per la brevità del percorso, correndo tra Ravenna, Roma e Bologna. Ricomincerò dal 1 di novembre. Ancora una volta correrò a Molinella e alla tanto attesa Forlì-Predappio...non rinuncero' alla Fabrona e le gare collinari saranno immancabili.
Maratona di Roma come da programma, in aprile, e dunque lunghi in cantiere, anche in montagna...
Per maggio non mi pronuncio, ma avrei una idea ben chiara, che sto valutando. Speranza: questa però è una presa di posizione, non una valutazione.
Cammino molto, in questo periodo, scoprendo nuove terre, e con esse nuove sensazioni, ritrovando ogni volta un pezzo di me che non sapevo di possedere. Sono sicura di trovare il sentiero giusto, ma senza inciampare.


                                                        Cave a Fossombrone

Occorre inventare un futuro, ai fini del predirlo, affinchè prenda forma, affinchè non arrivi quando non siamo ancora pronti a riceverlo. Manipolarlo, quando se ne ha il pieno controllo.
Ripeto spesso che ho riscoperto la voglia, il piacere, le sensazione del correre e sono contenta, soddisfatta.
Correre è bello perchè la volontà e i muscoli sono così abituati a lavorare assieme, eseguendo il proprio compito con poca spesa di energia che l'intelletto può poi volare libero...
Correre mi fa vivere.
E fosse per me cercherei di rendere contagiosa la salute, non la malattia.





domenica 28 ottobre 2018

Step by step... Verso un Futuro in corsa.

Una settimana ancora per vederci un pò più chiaro, con la consapevolezza di stare bene, sempre meglio, giorno dopo giorno...Mi gusto ogni attimo, respiro ogni colore.
Ora che inizio a stare veramente meglio, ora che inizio a sentire veramente una sana voglia di correre, ora che inizio ad arrivare a soglia, con il lattato che mi massaggia i sincizi muscolari...ora che...
Inizio a comprendere quanto sia stata male prima.
Male da non riuscire ad arrivare ai limiti dell'oltre...male da ritirarmi alle gare, male da fare fatica a desiderare la cosa che più amavo: alzarmi al mattino per andare a correre. Male da vivere in una incertezza di uno stato umorale che dalla vetta mi portava sul fondo di un abisso. Male da non programmare...
E, quando si ha paura, ci si condiziona nel quotidiano: e tutto ciò dura per parecchio tempo.
E dunque si da' sempre la colpa ad agenti esterni. Oggi, a Cotignola, ho corso 21 km calando unicamente negli ultimi 6 km...una media di 4'35 per 21 km...impensabile, fino a un bel pò di tempo fa. 4' meglio dell'ultima mezza corsa a Bologna. Spettacolo.
E dopo mesi ho iniziato a cambiare destinazioni causali: oggi ho calato unicamente perchè non facevo oltre 20 km da mesi, mesi, mesi...ho calato perchè ho spinto troppo in partenza, ma non per motivazioni di salute...
E ora posso tornare ad allenarmi, perchè so di poter ricostruirmi, mattonella per mattonella.
8x400 in salita martedì, 6x2000 giovedì, a 4'35, Villa Borghese...non ci credevo.
E ancora, due domeniche fa, 13 km collinare a Bertinoro chiudendo unicamente dietro a quattro uomini, spingendo come non mai. Salite a rotta di collo, ingoiando quanto più ossigeno mi circondasse.
Come una sciarpa al collo la voglia di vivere e di osare mi culla e mi protegge...Sto ricominciando a guardare il calendario...a guardare i voli; forse già sto volando e sono a due dita dal cielo.
Attendo Venerdì, ma per festeggiare poi. Vi cerco, amici.


domenica 7 ottobre 2018

Carletta 2018...Il ritorno

Prendi in mano le classifiche del 2007...correvi per l'Edera Forlì...iniziasti a correre un anno prima, per scommessa...
 Era una giornata fredda e umida in un soppalco riminese che si apriva a stormi di ulivi che si aggrappavano contorti alle amate e fertili colline prosperose, in un passionale abbraccio senza fine... La gara era La Carletta, una saliscendi storica con partenza e arrivo dall'ex discoteca Bandiera Gialla, nonchè sede della Galvanina, fonte sorgiva sulla quale non si è mai posato fango. Arrivasti seconda: stavi bene, stavi uscendo da una forte anemia. Vincesti un quadro, e ami ancora l'arte, anche quella che non si dipinge.
Dopo 11 anni ti ritrovi ai nastri di partenza di una gara che ami particolarmente, sennò non ci saresti...sarà per le salite e le discese...un pattern nervoso e altalenante, un pò come sei tu. In 11 anni hai superato molte persone e ancora più persone ti hanno superato, nel lavoro come nella vita, ma oggi no, non vuoi fare un bilancio: vuoi sentire il tuo corpo che, giorno dopo giorno, si rigenera e ricresce. E forse, in partenza, senti ancora quel principio chimico che ti accompagna da ormai 20 giorni...ma non ci pensi, perchè sai che serve a farti tornare in equilibrio...riallineare gli appoggi, ricalcolare i meridiani, tracciarli nella mente...e via. Dannata tiroide.

E ti butti a perdifiato sull'asfalto levigato da una pioggia già passata...sali, scendi, risali, riscendi...in rettilineo spingi pure, calando verso l'8'km...poi riprendi ancora...salita finale, arrivo, gente che ti saluta e ti chiama al microfono...e tu che, incredula, guardi l'orologio, Garmin generosamente prestato, dato che il tuo non ha più voglia di segnare il tempo, e vedi che visualizza solo 10 secondi in più di "quegli" 11 anni fa.
Ti accarezzi il collo: niente gozzo...senti di volerti bene, o meglio, senti di volerti come non mai, e percepisci un sollievo adrenalinico che ti spinge fin su da stomaco, esofago, trachea...tiroide...dapprima ti circonda la testa, poi si espande. E ti senti libera, in mezzo alla gente..."Brush away the tears of freedom". Ti hanno premiato con una piantina...con i fiori ti conquistano...hai vinto anche un orologio che funziona.
Non ti sei mai voluta bene così tanto...parole che circondavano un paesaggio irreale quanto mistico...ulivi, ulivi, sparsi, ma in un ordine quasi irreale...e tu che pensavi a quelle parole...a Volerti Bene.
Per una volta, hai creduto in te stessa. Hai creduto di essere bella e forte...e così ha fatto il resto del mondo.

domenica 30 settembre 2018

Passato il Rubicone, solo discesa.

Sto tornando a scrivere di frequenza: buon segno.
E a correre: seconda gara in 15 giorni. E sono contenta...contenta nello svegliarmi con la voglia di far girare le gambe, una voglia che in parte avevo perso, o non ne avevo energia da spenderci su...
Bello tornare a correre provando ad arrivare alla fine di una gara, consapevole che ancora, quel traguardo, è difficile da raggiungere.
E oggi ho corso 14 km collinari, in mezzo alle vigne, in una delle mie gare preferite di settembre: che strane sensazioni in quei 14 km...Savignano sul Rubicone. Con la mia squadra, il Gs Gabbi, giornata solare.
Partita di buon ritmo nei 5 km, quasi non mi pareva vero...poi le prime salite, la consapevolezza del calo di forza da Tapazole, lo stordimento, l'arrivo sorridendo, in mezzo ad una folla di gente, dopo un dialogo a tu per tu con un corpo un pò confuso.
Sì, sto tornando piano piano a divertirmi. Il cammino è ancora lungo, forse ben più di 14 km, ma sento che sto sempre meglio, giorno dopo giorno.
Sto ricominciando a guardare avanti, per incorporare km, tornando ad essere La Maratoneta, in vista di una 42 km, o chissà di che altro.
Maratoneta...lo sono sempre stata, forse più adesso di allora.
Non penso sia abbastanza fare dei passi che un giorno ci condurranno alla meta: ogni passo deve essere lui stesso uno meta, nello stesso momento in cui ci porta avanti... 
E avanti, allora.


sabato 29 settembre 2018

The Cure

Si riparte, tornando a Roma, mantenendo un sottile filo con la mia terra, con la mia casa. Sono Romagnola: testarda, orgogliosa, drastica nella decisioni.
Lavoro per 30/40 ragazzi e bambini meravigliosi, per accompagnarli in un breve tragitto della loro crescita, lo faccio per loro: meritano i miei sforzi e il mio lato solare. 
Per la verità, per ora, mi godo la vita nella Capitale nella prima parte della giornata, e non sono sola; per il resto mi concentro sulla mia crescita professionale...non guardo in faccia a nessuno. 
Molto di quello che speravo di ritrovare non c'e' piu', ma mi sto costruendo del nuovo: parlo poco, in questo anno di tamponamento. Insegno in un liceo conosciuto a Prati. Proseguo con il Coni. Mi piace stare con i ragazzi, aiutarli e giocarci.
Ho iniziato ad aver cura di me, e mi sto curando. Inutile dire che, quando entro in un centro prelievi, la mia mente torna al 2005...alla mia "missione" una volta ristabiliti i valori ematici: mi sono sempre creata gli stimoli.
E anche questa volta covo dentro la mente un progetto per quando saro' di nuovo in linea con me stessa, appena si sarà riequilibrato un famoso asse fisiologico...ne ho parlato con pochi. Anzi, con una sola persona.
23 settembre, Bologna, Giardini Margherita: ho corso una Race for the Cure sballata come non mai...5,3 km in stordimento...in mezzo alla gente...tantissima...come allo stadio: esperienza magnifica, vissuta grazie a chi mi ripete continuamente che mi vuole bene. Ho bisogno degli altri, quando so che ci sono.
Metimazolo, tiamazolo...principi attivi che diventano polvere, polvere cosi' fastidiosa da bruciare le narici e irritare la pelle. Ed io sono polvere, polvere che si disperde libera e si dissolve nell'aria, particella di un microcosmo impercettibile alla sensorialita'. 
Vorrei tornare a decidere per quella che sono e potrei essere scegliendo se essere folle determinata, felice...vorrei persino decidere quando essere triste, per poi riprendere forma e correre a perdifiato, finche' non mi dissolvo e ricompongo di nuovo.




venerdì 21 settembre 2018

Il bilancio

E ti ritrovi a fare un bilancio, ogni tanto. Sei stata abituata ad analizzare dati in laboratorio, chiusa in un'aula bunker con metabolimetro, giornoPomeriggioSeraEPausaPranzo, e vuoi quantificare, esaminare, rivoltare, riimpastare dati che tanto oggettivi non sono.
E giungi ad una attenta conclusione, dopo esserti scapicollata a 360° tra cima e fondo con ragionamenti che toccano un picco e si sfracellano al suolo...ne raccogli i frammenti, li guardi sciogliersi dalle tue mani e capisci che...No, non vi è una stretta correlazione tra cause e conseguenze. Forse, è persino più redditizio esaminare le conseguenze conficcate nella tua pelle e pulsanti, per poi risalire ad aggiustare un pò di cause...le vedi da lontano...ci sono. Forse le senti.
E non occorre chiedersi i Perchè, condividere ciò che in fondo è soggettivo, dunque tuo, ciò che ti scorre e ti batte dentro, ti percuote nelle viscere. Quel vissuto è dentro di te, ma forse c'è pure chi potrebbe rispondere alle tue domande brucianti rabbia, stanche di percorrere ancora quegli Iter che temevi, che rifiutavi, che negavi a te stessa, e non raccontavi. Nella tua vita hai trovato persino chi riusciva a rispondere alle Tue domande prima che Tu le ponessi, e quel qualcuno potrebbe esserti ancora di aiuto, nel caso lo decidessi.
E trascuri quello che è il tuo passato, e in un momento di rabbia mista a orgoglio ripeti a te stessa: "Ancora una volta, nonostante tutto, ho fatto".
Prendi in mano i fogli che hai in mano, fogli che parlano per te, e vomiti una fuggitiva autoanalisi...autoanalisi...e in un attimo ti scorre un tracciato semantico di causeConseguenzeConclusioniIpotesi: una SuperNova di emozioni. Esplosiva.
E poco importa se c'è chi schermisce e minimizza le tue folli ipotesi. A te piace progettare, veder crescere i Tuoi ragazzi sul campo di atletica...vederti crescere insieme a loro. Progettare a lungo termine. Odi il Caso, Odi ciò che non riesci a spiegarti.
Ti chiedi se la chimica ti possa aiutare e per un attimo la temi. Ma poi pensi che l'alchimia, gli affetti, il voler bene, il desiderio di entrare dentro un'opera d'arte per assaggiarla, il prendere al volo parole rimbalzanti, altro non sono che un recipiente di chimica. Recettori, neurotrasmettitori, vescicole sinaptiche. Quanto le hai studiate: ce le hai dentro anche tu.
Anche correre è chimica. E in un Flash di un nanosecondo rivivi quei cross invernali corsi con il cuore in gola, le notti insonni, il mal di testa, l'umore che si impennava e sprofondava, un sudore misto a lacrime, un rifiuto per il caldo che amavi...e trovi una risposta. Sorridi al pensiero che presto tornerai a correre divorando podi. Hai voglia di spingere ancora più forte.
La risposta era dentro di te. La stavi cercando.

mercoledì 19 settembre 2018

FORMIA 6 DAYS...

Dopo una Run Tune Up nell'umido centro di Bologna, corsa come da aspettativa (in modo del tutto mediocre), sono partita in direzione Roma, con l'obiettivo, il mattino dopo, di prendere un altro treno, ma per Formia. Da lunedì 10 a sabato 16 settembre, infatti, ho vissuto una splendida full immersion a 360° nell'atletica leggera...
E veniamo a lunedì mattina: allenamento a Villa Borghese h 5.15, poi treno per Formia, dove troverò Marco.
Traversata a piedi di 30 minuti con zaino e valigia, al che mi ritrovo davanti al Centro Olimpico, pronta per l'ingresso. Si inizia con tre ore di lezione e il tempo per mollare le valigie in albergo. Una media di 10 ore di lezione al giorno, salvate dalle pause che mi ritagliavo in palestra.
Che dire del Centro Olimpico...un impianto che offre veramente di tutto, delle cui palestre ho approfittato ogni giorno. Soggiornavo a Gianola, 5 km (fatti a piedi il primo giorno, avendo perso o essendosi smarrito il bus), in una casa immersa nel verde, nella quale avevo completa autonomia.
Ho corso ogni mattina, tra il lungomare di Janni...1 km di litorale, perfetto per il mio medio di giovedì: 12 km. Ma mi sono anche avventurata nel parco archeologico di Gianola, con visione del golfo alle prime luci dell'alba (peccato che il sole non spuntasse dal mare...).
Corso interessante e tenuto da validi docenti: lo rifarei. Peccato solo che, causa livelli di attenzione da tenere costanti, non abbia socializzato più di tanto con i colleghi. Chiusa come un riccio.
Al rientro a Cervia mi sono dedicata a pomeriggi di "ripasso tecnico", soprattutto dei lanci, e ad allenamenti di forza ad hoc.
Prima di partire per Roma lunedì prossimo, farò un saluto a Bologna con la Race for the cure e con un pomeriggio allo stadio...un regalo bellissimo, il più bello per una sportiva come me. Spettacolo.
E concludo ogni giornata con un pensiero: meglio dedicare più qualità alle persone che hai scelto e che ti hanno scelto, piuttosto che alimentare astio e diffidenza verso chi, comunque, non percorrerà mai insieme a te un tragitto significativo di vita. Con il tempo maturano le scelte. Forse è una selezione, ma una selezione di solito va di pari passo con la qualità.
Il senso critico empirico si sviluppa negli anni, e sento che sto crescendo anch'io.
Un altro anno si avvia: passerà come un fulmine, ma Roma mi trafiggerà e abbaglierà ancora: l'ho scelta.


mercoledì 5 settembre 2018

L'Estate è finita...


Milano-Marittima 2018... E mi ritrovo a fare un bilancio di una stagione estiva durata da giugno a settembre, in un posto dal quale mancavo da 5 anni: Mare Pineta.
Decisione di ritornare in un ambiente che mi ha permesso di conoscere negli anni tanta gente, insegnandomi differenti stili di vita, imparando da questi, assorbendoli anche, spesso. Una vera e propria palestra (non solo in senso figurato) nella quale ho fatto gavetta dall'età di 16 anni.
E dopo oltre vent'anni, sono tornata.
Un ambiente che ha mantenuto lo stile dei primi anni. Ho ritrovato molta gente, ho lavorato, ho imparato, ma mi sono ritagliata anche tempo per la mia montagna. Lo rifarei.
Ho corso anche sopra Domodossola in una vallata meravigliosa, nel parco dell'Alpe di Veglia. Luoghi incantevoli in 1200 metri di dislivello distribuiti in 21 km: Rampigada. Bellissima la compagnia di Ana e Solerte, ottima l'organizzazione e buona la mia preparazione in salita, ma...pessima quella in discesa.
Anche questa volta ho dovuto fare i conti con un calo di zuccheri, causato dalla mancanza di gel e poca qualità del cibo in settimana, forse dettata anche dai ritmi di lavoro.
Meglio mi sarebbe andata la gara della settimana dopo, la 22 km di Cesena, con salita fin sopra a Roversano. Peccato che un gel non fosse sufficiente e mi sia ritrovata a non avere abbastanza spinta in salita. Seconda a malincuore.


Ma sto benino, piano piano sto recuperando un pò di forma, nonostante abbia meno tempo per allenarmi rispetto ad anni fa. Sono contenta perchè quando corro sto bene.
Domenica sarà la volta della Run Tune Up, una gara nella quale parteciperò per vicinanza a Bologna, ma anche per ritrovare i miei compagni di società, cogliendo occasione anche per chiarire alcuni aspetti.
E il resto viaggia molto in ritardo: dal 10 al 15 sarò a Formia per il corso da allenatore nazionale Fidal e non ho più aperto libro, preferendo schitarrate notturne e allenamento all'esasperazione sui barrè...Forse va bene così. Si può anche non programmare, ogni tanto, ma afferrare al volo quello che ci svolazza intorno.
Roma, non pensare che in questi mesi ti avessi dimenticato: un angolo di cuore ormai è ad honorem per te.

lunedì 6 agosto 2018

Ciao mare...vado verso la Montagna.

Discesa dalla montagna, Appennino forlivese, Portico di Romagna, sono rientrata nel pomeriggio al mare, pronta per lavorare... Non un giorno di stop.
Un'estate nella quale ho avuto ben poco respiro, ma che mi ha dato comunque soddisfazione a livello professionale, soprattutto perchè mi ha messo (e mi mette ancora, perchè non è finita) a contatto con nuove esperienze, e mi dà comunque il tempo di organizzarmi e pianificare gli impegni futuri.
Domenica 29 luglio ho dunque corso dopo mesi, in una gara di 20 km con 1200 metri di dislivello. Partita alla grande in salita, perdo 4 posizioni in discesa e mi ritrovo sesta...E vabbè, non stiamo a guardare i piazzamenti: mi è piaciuto molto, questo Trial dei Due ponti, soprattutto per gli scorci panoramici che regalava dalle vette. Un paese di pianura, per quanto sia bello e attraente, non mi crea quelle sensazioni che possono suscitarmi i torrenti, i cammini dirupati ardui da salire e da discendere, quel cielo profondo, a volte stanco di essere blu, che finisce per sdraiarsi sulla montagna... Ho bisogno dei monti come dell'acqua di sorgente, come del sole al mattino.
E sono contenta, tra pochi giorni, di tornare a Livigno, incastrando una passione tra giornate di lavoro e allenamenti, resi difficili da una brutta caduta in pineta, che mi ha gonfiato a modo il solito ginocchio sinistro...
Sono contenta di riuscire a trovare un momento per parlare con me, senza ascoltare esclusivamente gli altri e tenere tutto dentro.
La montagna è la miglior terapia per chi, come me, ha paura di vivere. Mi fa ritrovare il senso in quello che vado cercando, e che ancora non conosco.




sabato 28 luglio 2018

A long quiet in Milano Marittima


...prosegue la mia permanenza rigenerante a casa, Milano Marittima, nell'attesa di riprendere con il lavoro invernale e, prima ancora, di concedermi un pò di sana villeggiatura a Livigno.
Amo la montagna e ne sento il richiamo come se fosse una forte necessità, pur vivendo al mare...le montagne sono delle vere e proprie cattedrali che si innalzano al cielo ricamandone e tessendone l'aria come se fosse un mosaico, e l'esterno, il visibile di una roccia dolomitica, è quanto di meglio possa esserci per l'interno e la quiete di ognuno di noi.
In particolare amo la Val di Fassa, nella quale sono già stata, e Livigno.
Livigno, il mio piccolo Tibet, è quanto di meglio si possa desiderare se si ama l'alta montagna: sentieri incantevoli per chi ama la salita in trekking e per chi ama la discesa in mountain bike (mi sono allenata sulle dune di Pinarella), paese vivo e dinamico e paesaggi quasi lunari, quando ci si direziona verso il Bernina. 2300: ci si può allenare tra le mucche allo stato brado.
Sono ormai tre anni che non cambio meta ad agosto, nonostante mi stia incuriosendo la Val Badia, presentatami con uno splendido look da amici amanti dei monti e delle escursioni.
La montagna per me è una medicina...come una sana medicina mi disintossica.
Inevitabile quindi che il mio picco di gioia massima si presenti quando corro in montagna, soprattutto in salita: salita intesa come percorso verso il raggiungimento della vetta, con conquista della propria medaglia data dal panorama che offre una intera vallata e una città ormai lontana e rimpicciolita sotto ai propri piedi.


Domani, incredibile, tornerò a correre sui sentieri, i sentieri di Dante: 22 km con 1000 mt di dislivello (e temute discese tecniche) in zona Portico di Romagna, attraversando i ponti che incantarono il sommo poeta. Montagna e sentieri.
Poi sarà la volta di Livigno e, fine agosto, la Rampigada a Varzo, Verbania, su al confine, 21 km con dislivello di oltre mille metri.
Nonostante il lavoro, quindi, non mi priverò dei miei tanto amati monti...dopotutto sono in cerca di angeli, e la montagna mi permette di ritrovarli, scacciando i demoni che stanno qui in basso...
Buone vacanze a tutti!

lunedì 9 luglio 2018

Estate con San Martino (Valle Caudina)

Altra esperienza di vita, che mi ha arricchito, che mi ha lasciato con quella malinconia derivata dalla costruzione di nuovi affetti. Segnale positivo.
Curiose le circostanze che mi hanno permesso di essere conosciuta nella bassa Irpinia, in una terra ospitale e desiderosa di contatto umano: e' anche merito di questo blog, che racconta di me. Da qualcuno è stato letto, insomma...
Presi l'impegno a maggio, per un evento a San Martino Valle Caudina, trainata da Armando, che mi ha conosciuto grazie al Progetto Coni da me svolto a Roma: l'evento in questione era la festa dello Sport, manifestazione alla quale il paese ha risposto con calore e affetto.
Sono stata ospite, servita e riverita dal mio arrivo fino alla mia partenza tra pranzi di pesce, aperitivi e alberghi di lusso.
Ho conosciuto una terra immersa nella natura, con patrimonio artistico e storico di spessore, popolata da gente animata da una gran voglia di fare, unita e allegra.
Circondata da montagne, ho colto l'occasione per correre fino alla cima del monte Mafariello, per un totale mattiniero di 22 km. Era solo una delle tante montagne della dorsale appenninica: stupenda e con tanti sentieri da esplorare, offrenti panorami incantevoli.
Dormivo a Montesarchio, altro bellissimo borgo, illustratomi dal gentilissimo sindaco Pisano e dal consigliere Pedoto.
Ho visto solidarietà tra cittadini, amore e rispetto per la propria terra e tanto entusiasmo giovane, nonchè competenza e passione da parte del Coni provinciale nella figura del Presidente Saviano.
Ed è per questo che mi sono promessa di ritornare, mantenendo una rete di legami e rapporti che vorrei consolidare. 
Le realtà vanno descritte esclusivamente dopo averle conosciute dal vivo, tuttavia una descrizione presenta sempre dei limiti. Le sensazioni vanno provate, sentite, ascoltate. Porto dentro, adesso, un dono gradito e ben saldo dentro di me.
Non so se riuscirò mai ad essere grata abbastanza a Voi per tutto questo...


martedì 3 luglio 2018

Rotolando verso Sud


Val di Fassa 2018 alle spalle...quest'anno una toccata e fuga, considerando gli 8 giorni, e conseguentemente tutte le tappe, che ho fatto nel 2017.
Alloggiavo ad 1 km da dove mi trovavo l'anno scorso, con tanto di gradevole salita per arrivarci: sistemazione ottima e personale gentilissimo. 4 giorni intensi.
Arrivo alle 14.45 del giovedi 28 giugno, bramosa di tornare alle gare competitive correndo il Tappone, 800 mt di dislivello da Alba di Canazei al Ciampac, quota 2300. E devo dire che, pur venendo dal livello del mare, concludo la tappa piu' che bene, 59'51, 7 km. E ricomincio a bramare i podi e i premi che ormai apparivano come un miraggio...A fine gara, ovviamente, gita per sentieri.
Il giorno successivo sara' per me entusiasmante: era dall'anno scorso, infatti, che desideravo correre la Red Bull 400, gara estrema con 150 mt di dislivello in una distanza brevissima e una pendenza media del 78%: assurdo... La gara consiste nella scalata del trampolino olimpionico di Predazzo.
Arrivo in loco 6 ore prima, dovendo correre alle 14.15, ed incomincio subito con la mia ispezione: sulla superficie del trampolino olimpico era stata inserita una rete per aggrapparsi, e il pezzo finale appariva decisamente duro, da correre in rigorosa quadrupedia.
Dopo aver intervistato una bella schiera di partecipanti, mi scaldo con 25 minuti di corsa lenta, tecnica e allunghi sulla ciclabile e mi appresto a partire: erano 29 gradi.
Riesco a correre in piedi per circa 150 mt, dopodiche' non vedo altra soluzione che correre a quattrozampe.
Mi tengo sulla sinistra ma noto che al bordo la rete non vi era, cosi' stringo i denti confidando in polpacci, dorsali e addominali.
Vedo solo il pavimento e tengo sguardo fisso a terra...sento le voci che invitano a non mollare...alzo lo sguardo un attimo e vedo che la prima parte, la "gobba", sta terminando. Mi alzo in piedi e inizio ad arrampicarmi per i 100 mt piu' ripidi della mia vita. Molte concorrenti mollano e mi fermo due volte. Sento la gente che invita a non mollare e sul finale mi alzo in piedi e termino la mia gara in 7'41. Mi siedo per un paio di minuti a contemplare il panorama e a godermi quell'attimo di gioia e gratificazione: Si', amo far fatica. Mi fa stare bene.
Tanto stavo bene da rientare a piedi da Predazzo fino a Pozza camminando per la mia ciclabile preferita, a me ben nota, avendo corso diverse edizioni della Marcialonga Running. Tutto questo malgrado la puntura di un calabrone che l'adrenalina aveva reso silente (me ne accorgero' 4 giorni dopo).
La mattina dopo sarei stata di nuovo su quella ciclabile, direzione Canazei, per l'ultimo collinare prima del rientro.
La montagna fa bene. Una sosta in mezzo alla natura, con gli occhi puntati verso le statue dolomitiche, rigenera e fa risorgere.
Ora sono al mare e nei miei occhi e' ancora viva la contemplazione per quelle che per me sono le prime meraviglie del mondo.
Ma il prossimo week end sara' ancora bellissimo: dapprima perche' tornero' a Roma e testero' un'altra volta le salite di Villa Borghese, e poi perche' tornero' in Irpinia, a San Martino Valle Caudina, paese in cui non sono mai stata, invitata per una manifestazione sportiva.
Mi mancava la montagna, ma mi manca anche una terra impregnata di ospitalita' e tradizioni. Mi manca il contatto umano e so che a breve potro' ritrovarlo, in una terra che mi è ancora nel cuore.

mercoledì 27 giugno 2018

Rio, Roma, MiMa, Napoli...


Di viaggi ne ho fatti, in questo lungo periodo nel quale manco dal blog...

Non ho più gareggiato, tolte due gare corse a Roma, una a villa Pamphili, una a Villa Adriana.
Ho preferito dare spazio alle gare domenicali dei ragazzi, con i quali ho passato una bellissima stagione lavorativa.
E proprio grazie alla bella esperienza vissuta a Roma ho riconfermato la mia permanenza nella città eterna, dalla quale manco da ormai due settimane. Progetto e invento qualcosa per la stagione che verrà...non mollo il mio obiettivo.
Ho avuto la fortuna di essere relatrice insieme a Roberto Fillibeck del libro di Roberto di Sante "Corri, dall'Inferno al Central Park"...una lettura piacevolissima che sta spopolando nel mondo della corsa e dei romanzi...Ho conosciuto due persone stupende che hanno arricchito il mio bagaglio umano. Eravamo a Fiumicino, e a Fiumicino sarei tornata molto spesso.
Come già ho avuto modo di scrivere, anche se non qui, per me le persone, i luoghi, gli eventi che mi hanno circondato in questo autunno-inverno-primavera sono stati molto importanti, in quanto mi hanno aiutato a non sentirmi sola in una città che, seppur da me amata, ha rappresentato e rappresenta tuttora uno stile di vita totalmente differente da quello nel quale, ad esempio, sono immersa in questo periodo (Milano marittima, appunto). Ed è per questo che sento la loro mancanza, nonostante sia tornata dove ho vissuto e lavorato per anni con gente che mi ama, ovviamente di più, e mi conosce dal profondo.
Ma io sono così: chi entra nella mia vita fa fatica ad uscirne e lascia sempre un pò di sè in me. Ad ogni viaggio o avventura che faccio mi porto dentro qualcosa di qualcuno, che però non abbandono quando raggiungo un'altra meta. Io sono un collage di quello che mi trasmettono e donano gli altri. Sono fatta e modellata da loro.


Ma non colleziono amicizie: di quelle ne ho poche. Pochissime. Di valore. Le amo.
E dunque sono stata a Rio senza correre la Maratona. Ho vissuto una città da turista guidata da Mario, bravissima e piacevolissima guida "italioca", tra il Pao de Acucar, raggiunto con un bellissimo sentiero naturale, la favela di Cantagalo (amo le zone malfamate...chi mi conosce lo sa), il Cristo Redentore, il museo del Domani (amanha), il museo della Samba, il centro storico e la meravigliosa baia di Botafogo.
Stavo a Copacabana, e per tre mattine andavo ad allenarmi nel Logoa, il lago, terminando l'anello di 7,6 km...clima molto umido, che non mi ha risparmiato qualche pioggia; nei giorni successivi mi dedicavo ad una paesaggistica corsa sul lungomare...Unica. Sono stata anche dentro un sottomarino e l'ho menata per tre giorni, più o meno come sto facendo adesso che fotografo il solito peso in panorami marittimi differenti (vedi immagine sotto)
                                               Mi sono data alla fotografia artistica

Che dire del Brasile...stupendo, perchè ricco di contrasti: ti lascia senza fiato ad ogni angolo, senza avvisarti... ti stupisce e ti chiama a voce alta dove meno te lo aspetti. Nessun pericolo, se si gira con la testa sulle spalle. Il Brasile è continente a sè, con una propria  orgogliosa identità scandita nelle tracce sudamericane. Volo perfetto e atterraggio con volo diretto a Fiumicino.
Sono quindi tornata a Roma, dove sono stata bene. Bene come sempre, ultime gare prima della mia partenza e del mio trasloco.
E adesso sono a Milano Marittima, e domani partirò per la Val di Fassa, perchè ho bisogno anche delle montagne e degli amici che sono già là. E dopo la Val di Fassa tornerò in Campania, San Martino Valle Caudina, perchè non tradisco questa terra: con la Campania ho un patto.
 Sono serena, in questo momento.
Come un Pc seleziono, copio, taglio, cancello. Sono padrona delle mie rotte. Le conosco, ormai.


                                                                Sottomarino!

sabato 19 maggio 2018

StraBologna...

Maggio sta volgendo al termine e ho già fatto le mie scelte: ultimi giorni lavorativi a concludere un ciclo piacevolissimo, che mi ha ridonato respiro e serenità. Rimarrò a lavorare a Roma anche l'anno prossimo.
Esco da questa prima fase di esperienza romana con maggior bagaglio culturale e incremento di autostima, supportata da chi mi ha permesso di essere e rimanere in luoghi che già mi sono entrati nel cuore. Persone che sono ormai parte del mio presente e che mi hanno reso ancora più remoto tutto ciò che ho lasciato alle spalle. Voglio proseguire con loro, senza voltarmi  indietro. Senza pentirmi.
Domani correrò per le strade di Bologna la Stracittadina, convinta da volti noti, per la verità, e già mi ritrovo a pensare e ad organizzare ulteriori partenze. Mi divertirò, nel centro di una città che mi continua a dare tanto.
Settimana calda per quanto riguarda il mio lavoro con il Coni, con ben due eventi all'Olimpico da full immersion, e, non tanto distanti, i week end dedicati alle gare dei ragazzi e ad una presentazione di un libro, "Corri" di Roberto di Sante, sabato pomeriggio a Fiumicino.
Mi si sta aprendo un mondo e sto godendo di ogni attimo e respiro: ci provo ancora, a catturare gli attimi. Non mi riesce. Allora imparerò.


venerdì 11 maggio 2018

Il Periodar...

Confusion in the hair

Non è un periodo facile, ma mi piace non darmi delle risposte, bensì cercarle nel mio cammino quotidiano. Sto cercando, giorno dopo giorno, di capire perchè non sia per me un periodo soddisfacente.
In apparenza ho tutto quello che ho voluto: a breve sarò dall'altra parte del mondo, sono a contatto con una realtà che mi piace e mi fa sentire giovane, ma mi ritrovo alla sera al non aver tempo per pensare e riflettere sul quanto trascorso. Come se non riuscissi a godermelo: godermi quei famosi attimi dei quali parlo e scrivo spesso.
Ma vivo, vivo ogni giorno...e cerco.
Ho corso a Villa Pamphili, domenica, alla Bravetta Race: fatico ancora molto e arrivo stanca, ma sto ritrovando la voglia di correre insieme alla gente. Ho ritrovato Franco, la mia guida nei primi anni romani: con lui allenamenti, trasferte, chiacchierate a non finire. Sono stata bene e, dopo la gara, non ho cercato nessuno per raccontarmi. Tengo tutto per me, ormai.
Mi piace iniziare i sogni con le tempeste: rotte perse da ritrovare e turbini di sentimenti e malinconie. Forse è la vita che cerco, forse è la quiete che mi manca, quella quiete così paradisiaca dopo una notte di tempesta. Chissà se in fondo è la tempesta la mia quiete più profonda...


                                                       Franco. Bentornati

venerdì 20 aprile 2018

Ricominciare

...A correre.
Non ho mai smesso di farlo...ad alti e bassi, continuavo la mia programmazione, tra un momento e l'altro, negli attimi albeggianti di riposo dal lavoro.
Tuttavia mi mancavano le mattinate dedicate in prevalenza al mio rapporto con la corsa, e lentamente le ho riconquistate: martedì, giovedì, venerdì, sabato. Negli altri giorni faccio le levatacce e in questi, grazie ad una organizzazione con le mie ore di lavoro, corro ad orari un pò più decenti. Mi godo Roma, Villa Borghese, Villa Pamphili, Caffarella, Lungotevere, Foro Italico.
Sabato 21 aprile correrò una gara interminabile: prima esperienza con una 10 km in pista, Ostia. 25 giri. Non ho ancora i ritmi e la tenuta, ma sto riprendendo a velocizzarmi, e per ora basta così... Mi sembra passato tanto tempo dal mio sfrenato agonismo: dentro vi è ancora, ma lo conservo solo con me stessa, per migliorarmi, imparando dagli errori.
Il lavoro prosegue bene, mi piace e mi ci dedico in tempo e risorse: ho deciso di rimanere a Roma anche nel 2019, di ricalcare la città eterna nel mio futuro: una città che amo e che mi è entrata nel cuore da troppo tempo, ormai.
Mancano meno di due mesi al mio viaggio in Brasile: Rio de Janeiro. Attendo con ansia e curiosità ciò che avevo programmato da tempo. Amo viaggiare, amo tornare.
Aerei a parte, i treni continuano a sfrecciare nella mia vita e mi concedono poche soste, ma ho già trovato i compagni di viaggio. Sono libera ma non sola...
























sabato 14 aprile 2018

Attimi da conservare


A volte mi chiedo perchè non riesca a selezionare gli stimoli sensoriali prima che arrivino alla mia mente.
Essì: mi piacerebbe ispezionare e scegliere all'ingresso tutto ciò che mi circonda: tutto ciò che sento, che respiro, che odoro, che vedo. Vorrei scegliere un elemento per volta, tenendomi stretto unicamente quello che vorrei che fosse. E farlo mio.
Non è così, però, in quanto dobbiamo assimilare un pò tutto: il bello e il brutto (chissà se esistono altri criteri selettivi...) che arriva alla nostra mente, ed accettarlo. Magari, se ne siamo capaci, possiamo provare a trasformare il "cattivo" in "buono", o comunque prepararlo ad una convivenza pacifica; la famosa "trasformazione" della quale i colleghi parlano consiste proprio nel rendere le frustrazioni compatibili con il proprio Io.



A volte capita anche che le emozioni (il "traguardo" delle sensazioni) non trovino spazio in un contesto nel quale sarebbero nocive, e dunque rimangano lì, ferme. Complici e segrete. Impercettibile tutto questo tra il traffico di una città come Roma, che comunque rispetta e osserva ciò che è ben saldo e forte.
Io non ho la chiave per risolvere quello che reputo un meccanismo complesso...anzi, perdo spesso le chiavi e mi scapicollo ogni volta per ritrovarle. Perdo sempre le chiavi...chissà perchè: forse, in fondo, non ho ancora trovato la chiave per la "mia" porta di casa. Forse è sbagliata la serratura, o forse preferisco aprire i portoni a testate, senza marchingegni. Mi piacerebbe, a volte, ascoltare solo il mio istinto.
Io non aspetto di trovare una meta a questo eterno viaggiare: vivo ogni attimo della mia vita con gioia ed entusiasmo, cercando di coinvolgere anche gli altri, quegli altri che "mi sono scelta" in questo tornado di vitalità che mi caratterizza. Non ho più bisogno che qualcuno mi accetti: voglio essere io ad accettare chi possa farmi stare bene.
E dunque, dato che qui, nel Blog, devo parlare di corsa: sto correndo ancora, ma senza fare gare. Mi alleno, prendo il ferro e mi preparo a stare meglio, dirottando la mia attenzione verso le gare dei miei allievi, sempre più parte e prolungamento del mio Sè. E sto bene dove sono: sono convinta di poter ancora dare e ricevere.
E viaggio tanto, tanto su rotaie...ieri Bologna, domani Roma e Velletri.
Non so cosa farò domani, ma intanto mi affaccio dal finestrino e guardo sfilare il panorama che si apre ai miei occhi. Increduli. Vivi.

sabato 10 marzo 2018

Periodo di passaggio...

E' un periodo di passaggio.
Ho sempre avuto una rappresentazione personale di una vita fatta a spirale proiettata in una crescita progressiva in altezza rispetto a quella rappresentata da un cerchio con un inizio, una fine o una ripetizione ciclica di eventi, sulle orme di un ripasso...tutto ciò che è circolo apre comunque a vizio, abitudine. Circolo vizioso. Non va bene.
 La preferisco anche ad una rappresentazione lineare, con un inizio ed una fine. Mi piace il dinamismo, mi piace il divenire: mi piace ritrovare nel nuovo tracce del passato, ma mi piace andare avanti, senza strascichi che altro non fanno che appesantire un cammino o una corsa. Mi piace, forse, rinnovare il vecchio con il nuovo, cercandone di ristrutturare l'impalcatura. Non riesco a radere al suolo: non so strutturare così dal profondo: forse so solo rifinire ciò che già c'è.
Ho le mie radici e sto combattendo o proiettando me stessa verso il loro sradicamento: le gambe sono fatte per andare altrove, ma neppure so se mi fermerò in quell'altrove...non ho radici, non posso più crearmele e ho voglia di correre.
Correre...mi piacerebbe, ma lo sto facendo poco e male: vuoi per lavoro, vuoi per raffreddore, vuoi per chissà quali pensieri. Che male non fanno, anzi...sto ritrovando in me una razionalità e un impegno mentale che neppure avrei ipotizzato. Forse, ci stavo pensando, sto iniziando a pensare più agli altri che a me. E non sarebbe male, nella misura in cui riuscissi a capire se l'altruismo soddisfi un bene proprio o un bene collettivo. Ne parlai, giorni fa. Espressi questi miei pensieri a voce.
 E rifletto su chi mi ha detto che mi vuole bene. Forse, anch'io voglio "il bene" di quell'altro. Ma volere il bene dell'altro, forse, vuol dire anche rispettarne un percorso nel quale non se ne deve per forza far parte. Si parte insieme, ma c'è sempre chi arriva prima. E forse quel qualcuno che "vince" neppure ti aspetta, in caso non abbia più bisogno.
Ho corso la Valli e Pinete, 30km, -1 grado, con il desiderio espresso di rimanere a Roma per vedere i Campionati italiani di Marcia. Ho corso male, in calo. Stanca da un viaggio per Bologna in forse tra treni e nevicate, sono arrivata irrigidita dal freddo e sono ripartita amareggiata per una gara che vinsi facile nel 2015.
Esperienza che non ho ripetuto questo week end: catapultata comunque a Bologna, mi sono organizzata per seguire i ragazzini in gara indoor a Casal Del Marmo. Niente Gubbio, italiani di Cross, causa calo fisico. Sentivo il bisogno di stoppare. Il mio nome, tra le iscritte, è ancora lì.
E le giornate proseguono timbrando un cartellino alla porta di casa, tra sveglia all'alba, allenamento tutto di un fiato, crepuscolo che mi accompagna sempre di più durante la giornata. E vorrei trovare un momento per salire su a Monte Ciocci, sedermi e veder crescere e maturare le prime sfumature di colori: qualcosa di nuovo, di diverso, in divenire ogni volta. Vorrei trovare tempo per pensare a me. Non al mio corpo, non alla mia testa, ma a me. Posso farlo solo io.


sabato 10 febbraio 2018

Il Tempo Delle Scelte

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo: se se sani di mente o pazzi, se eroi o vittime, lasciando che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi. Possiamo lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro. Oppure possiamo scegliere da noi, e forse inventarci qualcosa di meglio è proprio il nostro compito...
Oggi vorrei scegliere quella che sarò domani, e vorrei farlo valutando e valorizzando gli ambienti che periodicamente mi circondano. Vorrei scegliere le persone che mi saranno accanto nel futuro, che mi accompagneranno nei prossimi passi, nelle prossime corse. Vorrei costruirmi degli affetti. Nuovi.
Sono chiamata a farlo.
Argomento corsa: preparazione Maratona di Roma. Martedì, dopo 10 giorni, il mio primo lavoretto serio: 10x900 in salita, ai Colli della Farnesina. Mi piace, tra la notte e le prime luci dell'alba, attraversare la ciclabile del Tevere, percepire l'impotenza della mia università che si erige a fianco, rivivere quegli infiniti attimi nei quali mi allenavo, facevo canottaggio, stavo seduta a guardare quel fiume che, calmo o agitato, non si fermava mai...
Mi sono fermata io, invece, giovedì: scaletta piuttosto dura: 5000-4000-4000-3000-2000-2000, interrotta al primo 4000. Ho ascoltato il mio corpo, esigente di riposarsi, e ho dato via libera alla mia mente, che necessitava, per un attimo, di meno concentrazione.
Domani correrò 3 km di cross a Rieti, su quel rivale dal quale sormonta il Terminillo. Amo questi luoghi: li ho impressi nella mente, ormai.




sabato 3 febbraio 2018

Le memorie di Marrakesh


C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo: tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito. In realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo: il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…
Io mi non mi considero una turista, bensì una viaggiatrice: non viaggio, infatti, con l'intento di rientrare a casa, ma con il fine di spostarmi ogni volta, portando dentro di me un bagaglio di legami e affetti: il cuore con me viaggia sempre. Alla fine di una avventura ne programmo subito un'altra.


Classifiche: sono Francese!

Questo viaggio, Marrakesh, mi ha dato molto, così come mi ha tolto, al rientro. Lo rifarei un  miliardo di volte, concentrandomi su ogni singolo dettaglio, ogni colore ed ogni profumo, al fine di ritrovarlo differente ogni volta...Vorrei riassaporarlo perchè, in una circostanza ristretta di tempo, mi ha fatto scuola.
Partita sabato mattina, non sola. Giovanni, infatti, mi ha accompagnato in aeroporto e mi ha reso molto più piacevole questo decollo: non mi piace partire senza salutare nessuno all'imbarco. Giovanni è un collega di lavoro, ma anche un amico: un amico che ho capito esserci sempre, così come ho capito esserci sempre Marco e Elisa, che nella giornata di giovedì hanno stampato i miei check in, consegnandomeli venerdì: amici, dicevo, dei quali fidarsi.
Proprio per questo sono sempre sicura quando viaggio: la gente che è disposta ad aiutarti c'è, e a volte si riconosce ad occhio...a volte si sbaglia anche, ma basta non caderci ancora, e circondarsi di pochi.


Venditori di scarpe...

Dopo lo scalo a Madrid parto in direzione Marrakesh, atterrando in anticipo.
Imparo subito ad orientarmi e a raggiungere la Medina, nella quale soggiornavo, senza cadere nei tranelli di chi invitava a prendere un taxi a tutti i costi, anche solo per 500 metri, pur con servizio bus pubblico dal Menara Airport. Raggiungo quindi l'albergo e mi reco, sgomitando tra un traffico assurdo prima di persone, poi di autovetture (questa volta prenderò, sì, il taxi) al Maraton Expò, rue IV Novembre. Ritiro il pettorale e rientro a piedi in albergo, avendo memorizzato la strada ed essendoci un sold out di taxi: dopotutto 4 km in passeggio fan sempre bene...

Arrivata in zona albergo, mi ritrovo in mezzo ad una calca di gente mai vista e, al fine di evitare soffocamento in 10 metri quadri, acquisto qualcosa al volo in un forno e salgo in albergo, il quale, non ho detto, era molto carino.


Marrakesh: la nuit

Alla mattina combatto con una levataccia: raggiungo a piedi lo start. Tutto questo "correre" non avrebbe reso la Maratona da personale, ma pianifico la mia organizzazione e sono pronta a partire sfidando il crono. Peccato che all'uscita dall'albergo fori un gel e me ne rimangano due (avevo dimenticato di averne un terzo di emergenza in valigia). Si parte alle 8 di mattina con 2 gradi. La temperatura salirà a 18 gradi. 
Partita ad una media di 4'25-4'30, crollo dal 35esimo km per calo glucidico, chiudendo in 3h20.
Non so cosa spinga la mente umana ad andare oltre ad un limite fisico, eppure siamo in tanti a farcela: a mente lucida mi sento di ringraziare il mio allenatore che mi ha preparato in tempo di record per concludere la gara: un miracolo, per me.
Pomeriggio di recupero in centro storico, tra vicoli dai quali spuntano leccornie e cianfrusaglie di ogni tipo... Custodivo con gelosia il segreto che ora svelerò: lunedì mattina, ore 2h30, anticipando per errore la sveglia, correrò gli ultimi 58 minuti per le strade desolate di Medina, arrivando fino alla città nuova e ai bellissimi resorts.
Un viaggio che mi ha arricchito, dicevo, perchè ho ricevuto molto, ma allo stesso tempo mi ha tolto tutto al momento dell'atterraggio: si condividono giorni piacevoli con compagni di viaggio che dal nulla poi si perdono: le barriere della mente annientano quelle geografiche. Si può viaggiare insieme anche senza salire sul tuo volo, perchè in quel momento i piedi sono per aria, non ancorati a terra. Ricordi veloci, fulminei, tra una parte e l'altra di due continenti.
Ho ricevuto una medaglia e, all'arrivo, ne ho chiesta un'altra. Le conserverò entrambe: saranno un prima e un dopo...
Al prossimo viaggio...

Anna Giunchi la maratoneta

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