Anna Giunchi Blog Personale

venerdì 28 febbraio 2020

Liberi Pensieri Prigionieri



E non occorre chiedersi il Perché.
Non me lo sto chiedendo, e vado avanti. Scorrono pagine della mia vita come secondi infinitesimali, senza superare lo scoglio dell’immaginazione. E siamo già a marzo.
Non correrò la maratona a Bologna perché annullata causa emergenza Corona Virus. Una emergenza alla quale mi sono abituata con serenità: girello tra i mezzi pubblici nascondendo la mia immagine dietro ad occhiali scuri e ad una mascherina. Mi è sempre piaciuto nascondermi tra la gente, seppur abbia costantemente avuto timore che qualcuno mi riconoscesse e mi “sentisse”.
Arginata su una crosta terrestre che sento frammentarsi sotto di me: ne percepisco le crepe ad ogni passo, ne sento il rumore labile e secco…rimango per qualche frangente nel mio equilibrio instabile e barcollo in maniera goffa. Non sempre cado. Mi rialzavo spesso, ma ora non mi appoggio più a nessuno, perché so che se quel qualcuno si sposta poi io posso cadere e sfracellarmi. Ma di questo ho veramente paura: che nessuno mi aiuti ad alzarmi.
Sono settimane che mi alleno bene, tra ripetute di 4x4000, 5x3000, circuiti, salite, tanti gradini, sempre in salita, sulla collinetta dell’Eur. Salgo in cima e guardo il passaggio: The Fool on the Hill.
E, alla sera, non ripenso a quello che ho fatto seppure, durante la notte, mi abbaglino i flash di quegli attimi svaniti come acqua sorgiva schiumata via dalle dita del mio pugno chiuso. Un attimo di freschezza e di purezza svanito nel nulla. Non dormo più come un tempo e corro anche di notte.
Mi guardo spesso allo specchio per vedere se, tra i riscontri convenzionali e numerici, possa sommare i cedimenti del tempo. E a volte mi sento naufragare, non vedo la costa, ma dalla costa so che qualcuno mi immagina ad “arrangiarmi” per raggiungerla. Sono uno spettacolo per molti, ormai: Cast Away.
Eh, ma la vela d’altura insegna ad aver sempre bisogno di un navigatore: non puoi farcela da sola e, volendo, possono esistere nuove rotte. E io, ogni volta, mi perdo, poi mi ritrovo, ma rientro sempre sola. Dopo tanti errori, ho provato a sentire il profumo del vento e a riconoscerlo quando mi sfiora con delicatezza: è in quel momento che provo a parlargli. Io, che non parlo più con nessuno.
E neppure so cosa aspetto, neppure so se lo stia fuggendo o se gli stia correndo incontro, e ancora una volta mi immagino lì, ad una rotonda. Ad una rotonda incontro qualcuno che mi indica la strada e me la descrive, e io mi fido perché in lui leggo fiducia e io, solitamente, ho sempre viaggiato ad istinto. Ma ad un tratto il Qualcuno si allontana, e io rimango basita nello spiegarmi il “Perché”: “Aspetta…non conosco ancora questa metropoli”. E a quel punto sale in me la rabbia dell’abbandono, e vorrei seguirlo, ma non posso seguirlo se prende una strada che ritengo sbagliata. E allora mi siedo e aspetto, ma dentro di me medito un nuovo itinerario. Bene, ma ho bisogno di tempo ancora per capire come muovermi: senza essere ombra ma portandomi dietro la mia.
Or come ora avrei voglia di andare via dal posto in cui mi sono fermata, di spedire i miei bagagli in riva al mare e buttare via tutte le riviste di “immobiliare”: la mia casa non può essere nel mondo. Io ci ho provato. Io ho cercato. Io avrei voluto portarvi nel cuore e raggrupparvi in un mazzo di fiori profumati, e invece mi sono ritrovata tra le mani un nulla…fiori essiccati, caduti sparsi per terra. Io avrei voluto portarvi nel cuore per tutta la vita, perché chi incontro nel mio cammino è parte di me, e la mia Terra parla di accoglienza, come il mio animo.
Io ho donato fiducia, e la Fiducia è la parte più nobile, bella e pura di una persona. Io, che vedo ancora i rapporti umani fatti di philo-sophia: amore per il sapere…”Troppo idealista”, mi ripeto spesso.
Che dire…andiamo tutti troppo di fretta per guardarci negli occhi, e facciamo prima a “digitarci” odio e rancore. Ed è un peccato, perché se ci guardassimo negli occhi, vedremmo come essi cambino colore a seconda delle sensazioni: vedremmo come io, Anna, possa vedere me stessa e chi ho di fronte attraverso quelle infinite schegge di luce che ci permettono di angolare il mondo. Ho sempre amato le biglie colorate: mi sembrano tanti occhi, e mi fanno pensare al mare: specchi riflessi, dalla infanzia fino ad ora.
Ma non abbiamo tempo per giocare con le biglie, che discorsi...
Perdiamo momenti a distruggerci con la precisa cognizione nel farlo….e tutto quello che ci distrugge ci strattona per un braccio e ci imprigiona in quello che non è più un pensiero libero. Noi, che ci imprigioniamo per cercare la libertà in qualcosa che poi ci schiavizzerà, e al momento in cui ci voltiamo per ricercare uno spiraglio di luce ci accorgiamo che è ormai troppo tardi.
Io ho passato troppi anni della mia vita a pentirmi per cose immaginate da altri, e nel richiamo di un ascolto per una parola di aiuto ho trovato solo le spalle di chi si voltava a guardarmi per un attimo, prima di svanire senza un Perchè.
Ho trovato spalle avanti a me. Spalle che nascondono quegli occhi in cui vorrei specchiarmi, per poter capire se qualcosa di Anna, in voi che mi circondate pur vagando su proprie ellissi indipendenti, potrà rimanere vivo nei momenti in cui vi tornerò in mente…voi, che mi ammazzate ogni volta. Io, che ogni volta risorgo.


Anna Giunchi la maratoneta

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