Anna Giunchi Blog Personale


sabato 22 gennaio 2022

Imprevisti

 


Quanti studi faccio sull’intelligenza umana…

Chissà perché…sarà perché sono psicologa, ma in verità, sono sempre stata attratta da tutto ciò che potesse stare alla base di un meccanismo cerebrale.

Mi chiedo spesso perché mi piaccia così tanto ascoltare le persone, fino a rendere “mio” tutto quello che esse mi donano, raccontandomi i propri vissuti. Beh, innanzitutto pongo alla base un profondo rispetto per chi mi parla, calandomi in un ruolo di ascoltatore attivo, che non giudica ma che piuttosto “digerisce” anche contenuti asincroni rispetto alle proprie ideologie. Ritengo, e lo ho anche detto a qualcuno (ahimè, non mi ha mai capito fino in fondo), che donare la propria fiducia, parlando di sè, non dovrebbe essere un peso, ma un piacere, perché qualcuno ha scelto te come destinatario dei propri doni esperienziali.

Io, ogni volta che qualcuno apre una porta verso di me, ne sono orgogliosa, e potrei pure dispiacermi qualora potesse farlo con qualcun altro. In un mondo sempre più digitale e sempre meno verbale, parlare di sé è un immenso regalo. Così come è un dono ascoltare, se lo si fa con interesse.

Quando due persone si accordano viene sempre fuori un suono armonioso che avvolge anche l’ambiente circostante: si può percepire un moto oscillatorio delle onde di un mare calmo, che acquieta anche i propri ritmi circadiani. Il problema, nella comunicazione, avviene sempre quando vi è una incompatibilità tra chi comunica e chi riceve. L’incomunicabilità è proprio data da questo: vi è, da parte del mittente, volontà a comunicare, mentre il destinatario si chiude all’ascolto. Ben diversa è una difficoltà comunicativa, nel quale due persone comunicano ma la codifica dei messaggi è differente. Io ho sempre cercato di capire questo elemento, quando mi trovo a contatto con le persone: può capitare che qualcuno non voglia proprio ascoltarti. E dispiace.

Alla base di una vicenda che è stato un po’ un fulmine a ciel sereno sulla mia precedente routine, ho maturato l’autoconsapevolezza di avere molte risorse. Mi sono scoperta altruista, disposta al mettermi in secondo piano per un “bene comune”. Ho trovato anche, scavando nel mio profondo, quel po’ di umiltà che mi ha fatto capire che il chiedere aiuto può essere anche un atto di coraggio.

E chi non mi ha mai compreso, chi trapassa il mio sguardo con indifferenza, forse ha perso una occasione per arricchirsi, per ricevere un regalo fatto di valori, e magari di qualche perla profonda maturata nel tempo. Si dà se si riceve.

E la corsa?

Sto continuando a fare controlli per il ginocchio: corro da oltre 15 giorni consecutivi, con nuoto e bici in abbinamento, ma non spingo e mi affido a chi sa leggere le risonanze meglio di me. Ho un “occhio greco” che mi segue nei miei vari iter diagnostici. Esso è un buon auspicio: me lo sono donato.

Ma se corro sono veramente libera. 

Ho imparato nient'altro che questo: accontentarmi; vivere ogni possibilità offerta con l’entusiasmo che si ha nel guardare un’alba o un tramonto: esse ci sono sempre, da quando siamo nati, ma ogni volta ci regalano qualcosa di nuovo.



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