Anna Giunchi Blog Personale


mercoledì 9 dicembre 2020

Covid 19 e malinconia


Siamo in piena pandemia e pare di esser circondati da un vortice di rischi e paure. Il virus c'è e bisogna adattarsi ad una presa di coscienza responsabile. Il diritto alla salute è inviolabile, soprattutto se è degli altri. Io, a scuola, sento continuamente di casi di contagi, espandibili a macchia d'olio. Uso sempre la mascherina, mi sanifico le mani, tengo la distanza di sicurezza. Quel che dicono di fare faccio. Corro sempre al mattino, partendo con il buio, in totale solitudine, tra le campagne. Uso lo scaldacollo, sempre, pur non incrociando nessuno...mi ripara pure dalle correnti d'aria. Ho fatto il vaccino antinfluenzale.

Penso che un minimo di "sacrificio" nell'esercitare condotte responsabili non sia poi cosi' dannoso, anzi...forse potrebbero insegnarci a vivere meglio, igienicamente parlando.

Mi chiedo, però, se sarò pronta a riabbracciare qualcuno, a dare una pacca sulla spalla ad un mio allievo, a battere "cinque" con i miei alunni. Mi chiedo se questa lunga realtà attuale porterà ad un inasprimento dei contatti umani, del nostro calore latino.

Non mi interessa più uscire alla sera (a parte che non si potrebbe con la serenità di un tempo) e limito i contatti a qualche comparsa via web. Lavoro, certo, ma all'aperto e con i consueti tre passi indietro se qualcuno si avvicina.

Ogni tanto riassaporo con la memoria il piacere di un bel viaggio, dell'aria secca di montagna, di panorami nuovi che mi aspettano per essere scoperti. Il nuovo, ecco...forse quello mi manca. Mi manca l'imbottirmi di nuove esperienze di vita per poi distribuirle a chi aspetta che le racconti.

E mi accorgo di parlare sempre meno, ma di ascoltare molto. La gente ha un terribile bisogno di essere ascoltata. Forse lo avrei pure io, nei miei silenzi.



sabato 28 novembre 2020

Zona Arancione

Vi invio il link della mia intervista a Storie Correnti, sperando in un vostro riscontro:

https://storiecorrenti.com/anna-giunchi-e-i-suoi-consigli-su-come-affrontare-questo-momento/

Confinata nel mio comune da due settimane, continuo ad allenarmi e a riscoprire l'intensità della zona in cui vivo. Come più volte ho enunciato, penso che la forma più fine di intelligenza sia quella nel mostrare capacità di adattamento, ovvero, quella capacità nel trarre proprie risorse dalla situazione contingente nella quale si è costretti temporaneamente a vivere. Non vedo questa qualità in tutte le persone, eppure il mio invito è quello di provare ad acuirla, provare, quindi, a sopportare e gestire una situazione, seppur scomoda, sempre utile all'insegnamento interiore. Adattarsi vuol dire anche adattarsi alle paure, ai timori, al fine di tradurre e trasformare queste in atteggiamenti prudenziali.

Però, bisogna andare avanti.

Io corro ogni mattina anche 19-20 km, macinando oltre 100 km settimanali. Correre sicuramente aiuta ad adattarsi, in quanto tanta forte è la motivazione da praticare questa attività con qualunque condizione meteo. E qua a Cervia vi sono state giornate di bora a 70 km/h, giornate fredde di sole, giornate di nebbia. Il clima mi ricopre come un vestito: ne apprezzo la varietà, il lato estetico, le caratteristiche differenti che maturano da una condizione ad un'altra. Provo ad essere me stessa al contatto con ogni variazione quotidiana mi si pari davanti: provo ad adattarmi, dunque, a cogliere il bello di quanto muta intorno a me.

E il lavoro mi sta dando tantissime soddisfazioni: i ragazzini sono tanti, la Asd di Atletica Cervia mi supporta in ogni iniziativa, la gente sta apprezzando il mio lavoro e io, di conseguenza, sto donando molto. Perchè, dal punto di vista umano, sto ricevendo tanto; un tanto che va ripagato.

E inizio a capire il senso di quel lungo cammino che ho iniziato e interrotto: riscoprire i valori di quanto lasciavo alle spalle. Nulla di trascorso è sbagliato: mai come ora sono orgogliosa di quello che ho ritrovato.





domenica 27 settembre 2020

Corri e non avere paura...

Si ha sempre paura di ciò che non si conosce. Almeno nel mio caso. Perchè se conosco ciò che andrò ad affrontare, sono preparata, e non posso aver paura. Posso evitarlo se già lo so, giusto? E dunque...si ha paura solo di ciò che non si sa.

Era da giorni che pensavo a questa domenica: tornare a correre, gara quindi, con la società, per di più in una staffetta, quindi con una responsabilità in più nei confronti dei compagni. Vorrei capire perchè la corsa agonistica metta così a nudo il mio carattere. Vorrei capire perchè senta di aver instaurato con lei un patto di alleanza talmente chiaro e codificato da non volerlo tradire. Penso che lei, la Corsa, sia l'unica a mettere veramente in riga un carattere ribelle come il mio. San Marino, maratona a staffetta, dunque...

La Corsa è una compagna di vita e le voglio bene. Infatti non la tradisco mai, e verso di lei nutro un costante sentimento di riconoscenza per quello che riesce a donarmi: in fondo è proprio grazie a questo gesto motorio che riesco ad iniziare la mattinata con il sorriso, che mi sento soddisfatta un poco di me stessa (5x2000 a 4'25...nulla di che, ma erano mesi che me li sognavo) e, perchè no, che mi piaccio pure, in generale, sia dentro che fuori.

La condivido con pochi, forse solo con me stessa, ma è un'amica che mi porto sottopelle. E' una fortuna poterla praticare, e me lo ripeto spesso. 

E per lei mi dedico a esercizi di tonificazione giornalieri, per prevenire infortuni: essa scandisce la mia routine, quindi mi dà sicurezza. Per lei, venerdì e sabato, ho fatto il pieno di carboidrati e solo lavoretti di scarico...per lei, sabato, sono andata a letto presto.

"Lei" lo aveva capito, e mi ha fatto un bel regalo, con la frazione da 12 km in 52', inaspettata...primo giro in 26', secondo giro in perfetta copia cronologica. E sono tornata a respirare l'aria pura della salita, a tornare a percepire quelle gambe che, in certi momenti, di andare ne han ben poca voglia. 

E ho sentito che, in fondo, non dovevo proprio avere paura di nulla, perchè ho sempre amato far fatica: l'ho sempre conosciuta, così come ho sempre conosciuto il mio corpo. Conosco pure i miei compagni/e di squadra, sempre pronti a sostenermi, a prescindere dal mio stato di forma fisica. Perchè avere paura, allora?

Ho provato quella allietante sensazione del traguardo, descritta nel mio post di un giorno fa: è così bello, il traguardo...E' così bello gonfiare il petto di emozioni all'arrivo, sentire quel flooding di adrenalina in corpo che ti infiamma di passione a poco a poco, per poi sfumare lentamente al secondo giorno post gara, lasciandoti quella cara sensazione di beato appagamento fisico.

E mi rammarico, nel tempo, di aver perso la mia spericolatezza, la mia voglia di buttarmi a capofitto nella voragine del "nuovo", assaporando il gusto piccante della vita. Mi rammarico quando poi ritrovo i famosi incorporati culturali, che mi rispolverano input galvanici...brividi insomma, orripilazione (senso etimologico del termine) di gioia.

Adrenalina: quella cosa che ti fa parlare e sparlare dopo una gara per quanto sei felice: in quel momento sprizza quella parte di te che invocavi ogni volta che colloquiavi con te stessa ripetendo: "Mi manco". E a quel punto divieni un fiume di parole che scorre. E voglio vedere qualcuno a catturarle al volo...

Ora sto bene. Ho solamente voglia di sentire ancora il profumo dell'asfalto, di danzare al ritmo di una corsa libera, per le montagne.

Sono molto, molto vicina, a ritrovare quella parte di me che mancava da tempo, e non ho paura perchè me la ricordo.




sabato 26 settembre 2020

Tra la montagna, il mare, la pista e San Marino.


L'estate ci ha lasciato anche quest'anno...Una estate insolita, di riflessione, di contatto e alienazione dalla realtà. Mi è scivolata dalle mani in poco tempo, e ne porto dei ricordi scomposti, a varie vetrate, rifrangenti riflessi indiretti. Siamo in autunno, e ancora penso a cosa farò da grande...

Alleno, mi alleno, mi preparo per un ingresso lavorativo a scuola, ma ancora vivo confusa su quello che mi si potrà offrire, forse anche per il contesto che mi attornia. Insicuro come me. 

Ogni tanto lascio trascinare il mio corpo dalle sensazioni che incombono...e lo lascio parlare. Lo sento, ma non sempre lo ascolto; eppure faccio tutto quello che mi chiede.

Lo sport mi aiuta molto: mi fa stare bene, mi dà equilibrio, mi permette di fare la "voce grossa" con una malattia autoimmune che, nei momenti stonati, mi assorda con il suo rumore. E imparo a capire, comprendo che quel che è oggi potrebbe non essere domani, e mi accorgo di essere forte. So di essere forte nell'impormi caratterialmente al fare, al reagire, perchè ad ogni reazione corrisponde una azione: lo ho sempre studiato. Non nego di voler apparire, molto spesso, quella che non sono, e di avere una corazza interiore scomposta e molliccia. 

Mi trovo a rendicontare che cosa possa aiutarmi a stare bene, adesso, perchè rifletto molto, e arrivo a fine giornata sempre con un barlume di fierezza. Altro traguardo raggiunto: analizziamolo.

 Cosa mi fa stare bene, mi chiedo? Tolta la serenità familiare, per me alla base dell'equilibrio interiore, rifletto su un meraviglioso trekking in montagna con un gruppo di 20 amici, 21 km, nel quale ogni dimensione temporale convenzionale è diventata astratta. Penso ad un week end a Roma nel quale ho ritrovato luoghi, fatti, persone...e pure un pò me stessa. Penso al mio mare, al mio gatto sonnacchioso, ad un viaggio transoceanico che prima o poi rifarò. Penso a correre al mattino presto, godendomi a più riprese aurora, alba, mattino, che scorrono al ritmo dei miei passi.

Penso che valga sempre la pena provare a mettersi in gioco. E domani tornerò a correre in una staffetta, a San Marino, per la mia società. Non sono più l'atleta di un tempo e temo: temo i giudizi sul mio non più brillante stato di forma, temo di essere inadeguata al compito, temo che pochi, in fondo, riescano a toccare questo mio stato di incertezza determinato da un corpo che ogni giorno decide in prima persona se andare in modalità ON o OFF.

Ma poi il "Dopo" cancella ogni turbine iniziale, e mi riporta alla mente che vale sempre la pena sciogliere il ghiaccio e buttarsi in ogni cosa nuova che la vita propone. Vale la pena scalfirlo, all'occorrenza, cercando di trovare all'interno un cuore morbido e caldo che possa comprenderti. Vale la pena, sempre, perchè la vita è fatta di traguardi e ogni volta tagliare quella linea è un'emozione diretta, l'impulso all'azione che ti fa sentire viva.




lunedì 20 luglio 2020

Allenamenti alternativi. Trekking al Satanasso

Io mi sono sempre sentita una persona "da montagna". Sarà perchè mio nonno era un alpino, sarà perchè preferisco il contatto con la natura alla frenesia della vita urbana, sarà perchè sui monti vi si troveranno sempre degli angoli non ancora battuti dal piede umano, pronti per essere scoperti, sarà perchè "montagna" vuol dire sempre impegno fisico, sarà perchè lassù il paesaggio muta ogni volta, e tu con esso...
Beh, tolta questa riflessione, il risultato non cambia: amo tutto ciò che voglia dire "alta quota", ma inizio ad emozionarmi già all'incontro con le prime colline.
Cadeva proprio in questo periodo il Campionato Italiano di Corsa in Salita che vinsi nel 2016, corso a Castelluccio (appennino bolognese) e, chissà perchè, ogni volta, in questo periodo, si risveglia in me qualcosa di ancestrale.
Domenica scorsa ho partecipato ad un trekking meraviglioso, un Vero trekking estremo. Partiti dal passo della Calla, guidati da una persona veramente esperta, nonchè profondo conoscitore di ogni punto delle immense Foreste Casentinesi, abbiamo toccato tappe mozzafiato, quali il sentiero del torrente Satanasso, passando dalle Fontanelle, salendo dall'Aggio Grosso fino al Monte Falco, con punti ripidissimi (mi aggrappavo a sassi e radici). Un trekking di 9 ore insieme ad una bellissima compagnia, trascorso vedendo mutazioni della vegetazione (abeti, faggi, faggi familiari), camminando sul sentiero zero del crinale, respirando le sensazioni della vera montagna, fatta di contatti intimi e di complicità con essa.


Ho corso diversi trail in tutta Italia e camminato per tantissimi sentieri, ma devo ammettere che questa giornata mi ha emozionato più delle altre...ne conservo ancora le immagini impresse nella memoria, consolidate anche dalle bellissime foto che i miei compagni di avventura hanno fatto.
Una giornata così è il rimedio naturale per i problemi del nostro quotidiano, per tutti i pensieri pesanti che ogni giorno ci portiamo addosso. In mezzo a quei quadri naturali tutto ciò che è superfluo scivola via, e ci si ritrova come piccoli puntini in mezzo ad un oceano di vegetazione. E pure il tempo pare fermarsi...e ti accorgi che nove ore volano in un attimo. Grazie a chi mi ha dato questa splendida opportunità, grazie di cuore a chi mi ha permesso di assaggiare una pillola di questo mondo sublime.
E dunque questo Risveglio mi ha dato ancora più carica per questa estate che spero non finisca mai.
Non mi manca nulla di ciò che ho lasciato alle spalle e, ogni giorno, scorrono in me immagini di una vita meravigliosa che ho davanti. Mi alleno, ho tempo per farlo, vado in spiaggia, spesso pranzo in spiaggia con gli amici della mia squadra, mi alleno in pista e alleno persino adulti e ragazzi.
Potrei chiedermi cosa mi manca, ma non lo faccio, perchè vorrei stringere forte tutto quello che ho la fortuna di godere in questo momento. Per non lasciarlo sgusciare via.


venerdì 19 giugno 2020

Isolamento...da Napoli a Ischia



Monte Epomeo
Sono in una dimensione particolare, adesso.
Sono tornata a casa, come dicevo, e sono rientrata a Roma, dopo mesi, per terminare il trasloco. Si chiude una esperienza di tre anni, nella quale è rimasto qualcosa di me. Sono stupita per questo.
E’ rimasto qualcosa in chi è tuttora dispiaciuto nel non ritrovarmi a settembre, nel non potermi vedere accanto ai ragazzi che, come ho sempre detto, sono la spinta propulsiva a fare il lavoro di allenatore. Genitori e ragazzi meravigliosi. Me li porterò nel cuore in ogni cosa che farò. Teo, Giovanni, Tiziana, Danilo rimarranno miei contatti quotidiani. Non si libereranno di me.
E sono andata pure a Napoli, città verso la quale nutro una simpatia particolare, sarà perché da sempre subisco il suo fascino, e ne ho scoperto una dimensione nuova, fatta di giardini interni e castelli che si arrampicano sulle colline, di panorami al tramonto sul mare che mutano ogni volta, di isole in prossimità nelle quali rifugiarsi. E mi sono accorta di come il Vesuvio domini tutto il golfo. Una montagna che poi è un vulcano, cui si legano miti, leggende, archetipi. Se ne ritrova il potere nelle isole e nel loro territorio in tufo…un vulcano inattivo, come un amore platonico. Ma è il vulcano che da spinta alla vita geologica, e questa città è magica anche per questo…è esplosiva, viva, brillante. E’ invidiata perché è più bella delle altre, perché ha più cultura, perché la gente sa inventarsi cose sempre nuove e sa apprezzare quello che ha. Ma l’invidia non la tocca minimamente e rimane dove sta, anzi…il vulcano si è persino calmato. Non fugge come me.

                                                         Castello Aragonese

Sono stata a Ischia, memore di ricordi meravigliosi di Capri, e sono stata bene. Ho visto l’alba e il tramonto sul mare, ho avuto la sensazione di poter vedere, dalla cima del monte Epomeo, il mondo intero nei suoi confini. Sono passata in 4 km dal mare alla montagna, per poi ridiscendere e calpestrare con i miei piedi quel panorama che dominavo dall’alto. Mi allenavo nel parco della pineta o lungo le colline, passando tra il Monte Rotaro e il Monte Trippodi nel mio lungo di 1h30.
Ho pensato molto, e ho digerito molte amarezze della terraferma, per poi ripartire e ritrovarmi ancora la sagoma pittoresca del Vesuvio. Un compagno, ormai.
Ho provato l’adrenalina dell’aliscafo saltando sopra le onde, per poi rilassarmi al rientro su un panoramico traghetto.
Ho imparato e ricevuto da questa meravigliosa regione, e nel diretto Napoli-Bologna non ho fatto nessuna sosta per Roma. Sono stupita per questo.
Avrò cura di me e dei ricordi di questi tre anni, consapevole del fatto che non potrò viverli di nuovo, ma finchè essi ci saranno non potrò mai separarmi dalla città Eterna.
Altre mete mi aspettano. Non dimenticatevi di me.

martedì 12 maggio 2020

Stoicismo in Essere. Si viene e si va.



In questo periodo ho pensato molto. E agito poco. Eppure, “pensare” implica sempre movimento, almeno per me: pensare vuol dire consumare glucosio, vuol dire costruire, scavare nel fondo del proprio Ego. Non è però il Movimento che intendo e non so in che veste mi troverà questo fatidico 18 maggio di "apertura" sociale. Mi troverà? Sarò pronta? Quanto tempo è trascorso?
Al contrario di quello che faccio abitualmente, in questa quarantena ho arrestato la mia voglia di programmare: tuttora non ho obiettivi, non ho neppure necessità e, con pazienza stoica, osservo gli eventi che ruotano intorno a me; forse aspetto, ma non so cosa. Sento di essermi liberata di un peso, ma non ho ancora chiuso i conti.
Non ho ben chiaro che futuro si parrà davanti a me e alla gente ancora in stand by, ma sto vivendo il trascorrere del tempo con l’assoluta e serafica calma di chi deve farsi cullare, senza lasciar scuotere il proprio corpo in una sequenza di battute fuori tempo. Il corpo è in tensione, vigile, ma non reagisce.
Direi pure di essermi abituata a questo isolamento affettivo, a queste abitudini di vita quotidiana...routine, che dir si voglia.
Ma non perdo occasione per valutare chi c’è, chi è rimasto, e chi no, perché sola, in fondo, non sono stata mai.
Ecco, in questi momenti mi sono liberata del peso delle convenzioni, per lasciarmi scivolare addosso il solo piacere dell’affetto più puro e sincero, da parte di chi, in fondo, mi ha preso come parte di sé, e mi ha ricordato.
E mi sono accorta di avere veramente pochi, pochissimi che “sono restati”, pur allontanandosi. Si contano sulle dita di una mano le persone con cui ho condiviso un pensiero di un mio compleanno del tutto insolito. Poche, pochissime, ma sono quelle che in me rimarranno sempre.
Forse a questo è servito questo lungo periodo di "loading mind database": a ritrovare la Fede, intesa come Essenza, come base strutturale del Sé, che esiste a prescindere da quella che sono.
Ritrovare quel poco, carico di contenuto, che mi ha spogliato del superfluo. A questo è servito.

Anna Giunchi la maratoneta

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