Anna Giunchi Blog Personale

domenica 1 ottobre 2017

Si ritorna con 42 km: Monzuno

Non sono poche 4 ecomaratone in un anno ma c'è di bello, in queste gare, che non si lavora affatto sul ritmo. Valgono come un fondo lento, con il pregio assoluto di non essere affatto noiose.
Ho deciso di correre oggi, 1 ottobre, a Rioveggio, per un legame affettivo con Monzuno, legato ai miei zii, purtroppo non più qui.
Sono andata oltre al fatto che non avessi i 42 sulle gambe, sono andata oltre la pioggia, sono andata oltre la precoce sveglia mattutina, sono andata oltre il fatto non mi andasse di gareggiare in questo periodo causa ritmi di lavoro: sono andata oltre tante cose, e ho corso con il cuore.
Ho pensato molto alla mia infanzia in quei posti e mi sono accorta che, con il tempo, si diventa molto più fragili, nostalgici. Mi sto accorgendo di vivere sempre più di ricordi, così come mi sto accorgendo di richiamarli spontaneamente nei miei pensieri...chissà perchè, forse perchè li rimpiango.
Eppure penso che la maniera migliore per non rimpiangere il passato e per non soffrire la mancanza di chi non c'è più sia proprio quello di richiamarlo alla mente. Perchè è parte di te e lo merita.
Non mi ricordo chi mi disse che è molto comune a chi corre amare la scrittura: ora voglio buttare giù i miei pensieri. C'è stata una spinta forte in me che mi ha portato con la macchina fino a Rioveggio, per una gara durissima con 1635 metri di dislivello alla quale non ho neppure concesso un riscaldamento...io, che di solito preparo tutto al millimetro.
E quanto ho pensato sui quei sentieri, quanto ho rivissuto i miei giochi con il cane Paco dello zio (mi è sembrato pure di sentirne il tintinnio del collare), il piacere di quando, con la mia famiglia, ci recavamo a Monzuno. Mentre correvo sentivo di essere già stata da qualche parte, lassù. Forse non era vero, ma chi c'è stato è dentro me, e vale lo stesso.
Stamattina ero indecisa se partire o no, e adesso, a mente fredda, mi compiaccio di avere corso questa Ecomaratona.
Ho sbagliato sentieri 8 volte, ho perso la prima posizione arrivando seconda, ho corso con le scarpe sbagliate e ho forato un gel, rimanendo con solo due bustine. Ho messo da parte l'agonismo e ho corso in solitaria: non mi interessava stare con gli altri ma con me stessa.
Alla luce di tutto questo sento di aver fatto la cosa giusta: amo correre, e forse è la mia maniera per comunicare corpo e cuore a chi non c'è più.


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