Anna Giunchi Blog Personale

martedì 26 marzo 2013

Motivazione

Quanto tempo l'ho studiata..
In tutti i trattati di Psicologia dello sport (e togliamo pure "dello Sport") questa benedetta motivazione è stata sviscerata in tutte le salse.
Che cos'è? E' quel processo di attivazione dell'organismo finalizzato alla realizzazione di un determinato scopo in relazione alle condizioni ambientali. L'attivazione (arousal) prevede due livelli, fatti di riflessi (risposte neurofisiologiche autonome e involontarie) e di istinti (comportamenti stereotipati con base genetica).
A volte mi piace domandarmi se questo mio desiderio di correre sia determinato da un istinto o muova, piuttosto, da una motivazione "cosciente".
Quel che è vero è che, quando non corro, ne avverto la necessità, ma non riesco, allo stesso tempo, a darmi una risposta circa il motivo di questa. Un bisogno, quindi, ovvero una condizione che scatta in condizioni di carenza e necessità, e che determina una pulsione, disagio basato su spinte interne. Ma qual'è l'incentivo a correre? Un rinforzo primario, ovvero qualcosa di non appreso, oppure un rinforzo secondario basato su "ricompense" quali denaro o premi?
La corsa mi aiuta, mi ha dato tanto; le gare di resistenza mi hanno formato il carattere e, grazie ad esse, mi sono data una identità e un orgoglio basato sul credere in qualcosa e sacrificarmi per questo.
Ho ripreso, da una decina di giorni, a spingere negli allenamenti e a guardare ad un obiettivo, senza disperdere energie; una Maratona, ancora.
Nella scorsa settimana ho trovato un giorno per respirare l'aria di montagna del mio Appennino, per riflettere su quella domanda che mi tormenta: "Dove sarò, domani?". Non lo so, ma qualunque posto mi vorrà, sarò in grado di raggiungerlo. Anche a piedi.

Molveno...
Andalo...

5 commenti:

theyogi ha detto...

oh, una moto per te si rimedia sempre! ;))
quando sono preda del dubbio mi chiedo sempre: ho di meglio da fare? e continuo tranquillo.....

Anna LA MARATONETA ha detto...

C'è sempre di meglio da fare, caro Yogi...

marianorun ha detto...

Io invece non l’ho mai studiata, la motivazione. L’ho assimilata per dovere, per sopravvivenza, con un fratello maggiore che primeggiava e un padre che non tollerava (errori). Sono cresciuto con un certo terrore motivante (in montagna si doveva camminare, al mare nuotare, a scuola studiare) e mi sono impregnato di motivazione fino a immaginare di diventare un incursore, una testa di cuoio... Per fortuna non ho avuto il coraggio di provarci.

Comunque, si poteva trovare una parola migliore (di arousal), anche per ricordare che motivare è in sintesi (trovare il) motore, che fa rima con onore, più o meno cosciente, più o meno istintivo, impulsivo. Nella motivazione si trova il terreno o la base – come dici tu – della nostra identità. Qui sopra si costruisce, oggi, il domani, con soddisfazione ed orgoglio. Ecco perché è importante l’arousal, come l’aerosol per il raffreddato…

E poi ho scoperto che questo brutto termine fu introdotto - intorno agli anni Settanta - nella famosa teoria del "flusso" di Csíkszentmihályi, uno psicologo ungherese che voleva definire “un’esperienza di forte concentrazione durante un’attività agonistica o competitiva”. Certo con un nome ungherese del genere, anche “arousal” appare grazioso…

Saluti da Mariano

Anna LA MARATONETA ha detto...

Ciao, Mariano!!! Certo che la tua è stata una motivazione piuttosto "forzata", indotta, scatenata da una condizione di competitività. Una motivazione che, se tu non fossi stato così forte e determinato, avrebbe potuto portare a frustrazione o, appunto, ad atteggiamenti devianti. Non lo hai fatto, perchè hai coraggio.
Mihaly Czikszentmihalyi si chiedeva cosa rendesse la vita degna di essere vissuta, e dopo aver notato che il denaro non rende affatto felici, ha iniziato ad osservare coloro che trovano piacere e soddisfazione duratura in attività che creano uno stato di Flow o Esperienza Ottimale. Forse, lo sport, è proprio una di queste...

andrea dugato ha detto...

alla fine sempre chimica è
le famose endorfine!!!
ognuno di noi secondo me nasce con maggiore o minore sensibilità a questo fattore
quando uno c'è la, ne cerca il rilascio e il piacere che ci danno
ma io conosco gente a cui piace molto la cioccolata, ma quando parlo di corsa mi guarda in modo strano
e allora dove sta la soluzione
bè non c'è risposta, so solo che le prime cose che i bambini fanno con il sorriso e di cui non c'è bisogno di insegnamento, sono l'arrampicata e la corsa, la bici pure
per questa c'è si qualche aiuto ma non una reale spiegazione di come stare in equilibrio.......questa cosa è sempre stata fantastica per me!!

Anna Giunchi la maratoneta

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